VIVERE ED ABITARE NEL MEDIOEVO

VIVERE ED ABITARE NEL MEDIOEVO


la Casa del Mercante

on un po’ di duro lavoro siamo riusciti ad allestire la “Casa del Mercante” ed animarla di quelli che dovevano essere, nella realtà, i suoi abitanti: la famiglia vera e propria del padrone di casa (lui stesso, la moglie, due figli piccoli più il fratello), la servitù (uomini e donne impegnati nei lavori di ‘routine’) ed i lavoranti nella bottega (uno scritturale, un giovane apprendista, una ricamatrice). Sempre tenendo conto, nel bene e nel male, della disposizione degli spazi esistenti che in qualche caso ci hanno creato problemi, abbiamo immaginato così la nostra dimora medievale:

– entrando dall’accesso principale il visitatore si trova in un piccolo cortile per metà scoperto occupato dalle cucine: in mezzo a fuochi, tavoli, scaffali e piccoli recinti per gli animali di bassa corte (polli ed oche) tutta la servitù è indaffarata nella preparazione dei cibi utilizzando carni, formaggi, pesci, spezie ed erbe aromatiche;

– dopo le cucine, proseguendo nella parte centrale della costruzione, si incontra la grande sala multiuso: in essa si consumano i pasti, si ricevono gli ospiti, si attende alle attività giornaliere quali il ricamo, si passa il tempo giocando ai dadi o intrattenendosi in amabili conversazioni; è in questo luogo, abbellito da disegni geometrici alle pareti, da drappi appesi agli angoli e profumato con mazzetti di lavanda disseminati un po’ per tutta la stanza, che il capo famiglia tiene esposti, ostentando la posizione sociale ormai raggiunta, armi ed armamenti del proprio corredo di ‘Capitaneus’, ovvero di comandante un’unità della milizia comunale;

– dalla sala multiuso si accede ad un’ampia zona disimpegno/corridoio nella quale sono ricavati:

– un angolo dedicato alla preghiera con inginocchiatoio, reliquia (un chiodo della vera croce) acquistata a caro prezzo dopo un viaggio in Terrasanta ed un crocifisso in legno dipinto. Ciò a dimostrare come nel medioevo vi sia una religiosità profonda alimentata anche dal culto delle reliquie, non sempre (ma potremmo dire quasi mai!) veri reperti storici;

– un angolo occupato da un telaio verticale per la tessitura, a dimostrazione del fatto che molto di ciò che si utilizza nelle case è prodotto in loco con il lavoro paziente delle donne della famiglia;

– dal disimpegno si accede nella camera del mercante con letto a baldacchino e mobilia varia: questo è lo spazio più intimo, l’unico luogo della casa dove si può ricercare un po’ di intimità, intimità del tutto relativa perché le pareti divisorie non sono più alte di due metri circa.

Nella camera la padrona di casa conserva gli oggetti personali più preziosi quali spille, medaglioni ed anelli e tutto l’occorrente per la cosmetica, mentre gli abiti vengono riposti piegati o arrotolati nei cassoni bassi e lunghi ai lati del letto; l’illuminazione, in questo spazio come in tutto il resto della casa, è garantita da candele di cera d’api, lumi ad olio o lanterne mentre le finestre, come in tutte le altre stanze, sono realizzate in legno con chiusure di tipo diverso e sporti differenti, non dotate di vetro (per l’epoca ancora appannaggio di edifici religiosi o dell’alta nobiltà) ma di ‘impannate’, cioè pezze di lino inchiodate e tese, rese impermeabili e traslucide con un procedimento particolare;

– proseguendo lungo il disimpegno si giunge in un’altra camera piuttosto ampia nella quale trovano posto:

– due ‘paglioni’ (letti) per la servitù, realizzati con tavole di legno disposte a terra per coltello, contenenti un riempimento di sola paglia sulla quale si dorme semplicemente dopo avervi disteso un lenzuolo; i domestici non dispongono di spazi personali e l’abbigliamento è appeso alle pareti sopra i paglioni;

– un letto per il fratello del mercante, simile a quello del capo famiglia ma più piccolo e dotato non di un baldacchino vero e proprio, ma di drappi di tessuto leggero fermati lateralmente;

– un angolo, protetto da divisori in lino, destinato alla pulizia della persona nel quale è posta una vasca da bagno in legno: questo è il solo spazio in tutta la dimora dove risulta possibile lavarsi;

– oltre quest’ultima stanza il corridoio conduce alla bottega vera e propria del nostro mercante, il cui ingresso principale si apre su una piazza del borgo: in mezzo a tessuti, stoffe, nastri, passamanerie e cordoncini il padrone di casa, coadiuvato dal garzone e dallo scritturale, attende alle vendite con clientela maschile e femminile.

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