UMBERTO SABA IL CANZONIERE

UMBERTO SABA IL CANZONIERE

UMBERTO SABA IL CANZONIERE


Umberto Saba ( pseudonimo di Umberto Poli) nasce a Trieste il 9 marzo 1883.

Il padre lo abbandonò prima che nascesse, visse, quindi, i primi anni di vita nel ghetto ebraico di Trieste, città fondamentale per lui: gli dedicò anche il titolo di una raccolta di poesie nel Canzoniere.
La sua poetica fu influenzata dall’infanzia travagliata che subì, infatti egli da piccolo strinse un forte legame con la “Peppa” che fu la sua nutrice nei primi mesi di vita; e restò traumatizzato una volta riconsegnato alla madre, donna rassegnata e depressa; scrisse infatti nel 1931 la raccolta Il piccolo Berto che dà un’immagine miticizzata della sua infanzia.

A 20 anni cominciò a manifestare i primi sintomi di nevrosi, malattia che lo accompagnerà per tutta la vita.

Oltre all’infanzia, anche la giovinezza incise nella sua poetica, Saba fu chiamato nel 1907 a fare due anni da militare; da quest’esperienza, nel 1908, nacquero i Versi militari, serie di sonetti che rappresentano la prima vera prova poetica di Saba dove venne descritta la situazione nelle trincee così come furono, senza idealizzazioni.

Nel 1911, periodo della giovinezza di Saba, scrisse A mia moglie, dopo le vicende travagliate tra lui e la moglie Lina.

Quando raggiunse i 45 anni la sua nevrosi divenne sempre più pressante e a causa di essa tentò una cura psicanalitica dal freudiano Weiss. La cura non ebbe successo ma fece avvicinare Saba alla conoscenza del pensiero analitico e soprattutto agli aspetti simbolici e terapeutici: egli intravede in essa lo strumento per la comprensione dell’animo umano.

Qui Saba ottenne la conferma che la sua infanzia incise profondamente sulla sua situazione.

Durante il periodo della guerra egli si trasferì da Trieste per alloggiare a Parigi, Roma, Firenze e Milano per sfuggire all’occupazione nazista.

Nel 1946 si trasferì a Milano dove raccolse nel volume Scorciatoie e raccontini riflessioni in prosa sui problemi civili del dopoguerra nella forma dell’aforisma ossia dell’aneddoto illuminante ed enigmatico.
Nel 1951 torna a Trieste dove lo stato salutare degenerò. In clinica scrisse il romanzo incompiuto Ernesto e ricevette riconoscimenti ufficiali per la sua poetica.

Muore il 25 agosto 1957 in clinica a Gorizia.

IL CANZONIERE

Il Canzoniere è la raccolta, in ordine cronologico, di testi scritti durante l’intera esistenza di Saba più precisamente tra il 1900 e il 1954 ed è composto da 426 testi, divisi in tre volumi. Racconta la vita di Saba privata e non.

AUTOBIOGRAFIA: Parte della poesia di Saba, soprattutto quella scritta verso i 25-30 anni, è dedicata alla ricostruzione del romanzo famigliare dell’ Io bambino in rapporti conflittuali con il padre e la madre. Trasposta in poesia la vita di Saba è caratterizzata da traumi profondi. Il Canzoniere (soprattutto il secondo volume) diventa quindi una sorta di libro autobiografico dove vi è sia la registrazione realistica dell’accaduto sia la confessione dei lati più intimi del proprio mondo interiore (anche qua gioca un ruolo importante la psicanalisi).

Ci sono anche molti riferimenti a Trieste che in quegl’anni ebbe il suo massimo picco culturale.

LIRICA: La lirica Sabiana, anche a causa della situazione culturale di Trieste, viene considerata un caso particolare rispetto alla panoramica italiana del tempo: la sua poesia è, infatti, indipendente dal dibattito culturale del ‘900; antinovecentesca (questo perché fu l unico poeta del tempo a non leggere Rimbaud e Mallarmè); e molto contro l’ Estetismo retorico di D’Annunzio.

A causa della provenienza triestina di Saba viene utilizzato un italiano che non è quello comunemente usato poiché presenta mescolanze con i dialetti slavi, sloveni etc.

La caratteristica dominante nella poesia di Saba è la fedeltà ai moduli poetici del passato: sonetti, canzonette e strofe.

Importanti nella poesia di Saba sono i libretti dell’opera italiana del periodo di Verdi. Egli prende spunto da libretti ideati per il canto usati in poesia determinando una sintassi artefatta e enjambements e anastrofi. Grazie a questo il linguaggio semplice e immediato di Saba si trasforma in un linguaggio complicato generando una pronuncia straniata dei vocaboli più comuni e accessibili.

La curiosità del canzoniere fu il saggio storia e cronistoria in cui Saba, attraverso la maschera da critico racconta la storia dell’opera.

ERNESTO

Ernesto è un breve romanzo incompiuto a cui Saba lavora in clinica dal 1953. Resta consapevolmente incompiuto. Saba tra l’altro aveva già anticipato che Ernesto era destinato a non essere finito, forse addirittura non finibile. I destinatari furono i parenti stretto e gli amici e si può considerare anche un romanzo autobiografico poiché il protagonista è, sotto certi aspetti, il “doppio di Saba” infatti ci sono alcuni ricordi reali dell’autore.

I temi principali di Ernesto sono la giovinezza e l’omosessualità.

ALTRE POESIE:

Trieste

A mia moglie

La Capra

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