UGO FOSCOLO 1778 1827

UGO FOSCOLO 1778 1827

UGO FOSCOLO 1778 1827


DATI BIOGRAFICI ESSENZIALI

1778 nasce a Zacinto (Zante)- nel 1793, dopo la morte del padre, si trasferisce definitivamente a Venezia

1797 tragedia Tieste, ode A Bonaparte liberatore; dopo Campoformio abbandona Venezia per Milano

1802  Le ultime lettere di Jacopo Ortis (1798-1802) (nuova pubblicazione, con  aggiunte  rifacimenti, nel 1816-1817

1803 pubblica le Poesie, contenenti le due odi All’amica risanata e A Luigia Pallavicini caduta da cavallo e dodici sonetti tra cui, ultimi per redazione, Alla sera, A Zacinto, In morte del fratello Giovanni

1804-1806 è spesso in Francia per seguire l’armata francese in cui si è arruolato

1806/7 Dei Sepolcri

1808-1809 è professore di eloquenza all’Università di Pavia (cattedra poi soppressa)

1811 tragedia Aiace (le repliche sono vietate perché ritenuta antinapoleonica)

1812-1813 è a Firenze dove lavora al nucleo centrale de Le Grazie

1813 esce la sua traduzione del Viaggio sentimentale di Laurence Sterne (1743-1768) attribuita a un personaggio immaginario di cui si delinea una breve biografia nell’acclusa Notizia intorno a Didimo Chierico

1815-1827 dopo il rientro degli Austriaci abbandona Milano per la Svizzera e poi per Londra dove si dedicherà alla stesura di articoli e saggi critici

LETTURA DEL CARME “DEI SEPOLCRI”

Divisione in sequenze

 

Citazione delle dodici tavole (il testo giuridico arcaico ispira sacralità)

 

versi 1-90:La funzione soggettiva e privata dei sepolcri

 vv.1-22 da un punto di vista oggettivo i sepolcri non confortano della perdita della vita (domande retoriche), tutto l’esistente è travolto dal moto incessante del tempo che conduce verso l’oblio

 vv.22-50 soggettivamente il sepolcro offre l’illusione di sopravvivere nel ricordo e nell’affetto dei nostri cari, una forma di vita dopo la morte che ci rende simili agli dei;  solo  chi non lascia “eredità di affetti” non si cura della sua sepoltura

 vv.50-90 la nuova legge priva di questo conforto; una legge simile rende possibile la confusione delle sepolture degli infami con gli uomini illustri (esempio del Parini)

versi 91-150:Il culto delle tombe come testimonianza di civiltà; usanze sepolcrali nelle diverse civiltà

vv.91-103 il rito della sepoltura, insieme all’istituzione del matrimonio, della giustizia e della religione, è nato nel momento stesso in cui l’umanità uscì dallo stato ferino ed è perciò sacro (vedi verso iniziale del carme)

vv.104-145 l’usanza cattolica è collegata ad una idea spaventosa della morte, nella civiltà classica invece le sepolture in luoghi verdeggianti e le abitudini rituali favorivano il dialogo fra i vivi e i morti, come avviene oggi nei cimiteri inglesi; ben diversamente accade nelle società in cui sono sopiti i valori civili, fondate sui valori materiali: qui il sepolcro diventa inutile ostentazione di ricchezza; così accade all’Italia napoleonica, la cui classe dirigente è sepolta già in vita

145-150 il poeta augura a se stesso una sepoltura serena, che lasci alle persone care la testimonianza di una vita vissuta con intensi sentimenti e di una poesia ispirata alla libertà

versi 151-212:funzione civile dei sepolcri

vv.151-154 le tombe dei grandi uomini ispirano grandi azioni agli uomini grandi, e rendono sacra la terra che le riceve

vv.155-197 apostrofe a Firenze, beata per il clima e la fertilità del luogo, per la poesia di Dante e Petrarca, ma più ancora per aver raccolto in Santa Croce le tombe degli italiani illustri (Machiavelli, Michelangelo, Galilei), uniche glorie rimaste in un epoca di schiavitù, da cui trarre gli auspici per una rinascita. Anche Vittorio Alfieri veniva qui a ispirarsi, e ora qui giace

vv.197-212 con lo stesso spirito divino i sepolcri della battaglia di Maratona  alimentarono le gesta gloriose dei Greci contro i Persiani in difesa della libertà

versi 212-295:la funzione poetica dei sepolcri; funzione eternatrice della poesia

vv.213-229 fortunato è il Pindemonte che, passando con la nave vicino alle coste egee, avrà rivissuto il mito di Aiace Telamonio, narrato dalla sua tomba; il poeta si augura di trarre ispirazione dalla evocazione delle gesta gloriose

vv.230-295 la poesia trae ispirazione dai sepolcri (le Muse…Siedon custodi de’ sepolcri) e vince la forza distruttrice del tempo; esempio di Elettra, capostipite della stirpe che fondò Troia, che in punto di morte, non potendo ricevere

Il trasferimento nel mondo del mito non è totalizzante al punto da escludere l’esperienza storica, come la malinconica consapevolezza del passare della giovinezza raffigurata  sul velo delle Grazie.

Secondo il critico Bezzola, Le Grazie sono opera di valore non omogeneo, dove il Foscolo raggiunge gli esiti poetici più alti, ma anche, in molte altre parti, un manierismo, un classicismo forzato al di là del necessario che testimoniano “l’impossibilità di andare avanti a fare poesia secondo il gusto e gli stilemi e i dettami del neoclassicismo, e difatti segnano il malinconico e definitivo addio del Foscolo alla grande lirica. Il Manzoni se ne era già accorto fin dal 1809 dopo stampata l’Urania,; il Monti non se ne accorgerà neppure nel 1925/26, col Sermone sulla mitologia”.

In questo senso l’incompiutezza delle Grazie può essere letta, più di ogni altro elemento della produzione foscoliana, come testimonianza di quanto l’autore appartenga ad una fase di transizione dall’esperienza illuministica a quella romantica.

NOTIZIA INTORNO A DIDIMO CHIERICO

 

Accompagna la traduzione del Viaggio sentimentale di Sterne.

Foscolo qui ci dà un’altra “maschera” di sé, “un Ortis sopravvissuto divenuto letterato, traduttore, commentatore, meglio disposto all’indulgenza verso di sé e verso gli altri, ma con nell’animo integri gli ideali e i sentimenti di in giorno: un Ortis che, scrutato a fondo, si rivela a dire del suo autore più disingannato che rinsavito” (Fubini).

L’esperienza del mondo non è ignorata, ma distanziata; Didimo “sentiva una non so qual dissonanza nell’armonia delle cose del mondo, non però lo diceva” e “teneva chiuse le sue passioni e quel poco che ne traspariva pareva calore di fiamma lontana”. Attraverso questo stato d’animo Foscolo descrive se stesso nel 1812-1813, un periodo che vede la contemporanea stesura delle Grazie.

PROSPETTIVE DI ANALISI

 

RAPPORTO CON IL MONDO CLASSICO

A Zacinto: forte autobiografismo – il mondo classico è legato all’idea della patria/madre – rapporti simbolici complessi: bellezza(Venere) – fecondità – ispirazione poetica (Omero) – Ulisse/esilio – Foscolo

 

Sepolcri: il mondo classico è sentito come età esemplare, esempio di eroismo; Omero è il cantore degli eroi, un modello da emulare, Foscolo suggerisce una rapporto di identificazione tra sè e Omero

All’amica risanata, Le Grazie: culto della bellezza, nell’Ode la bellezza è vista come illusione che pure dona serenità ed eternità nella memoria (grazie ad una ripresa della interpretazione evemeristica del mito); nelle Grazie la bellezza fa evolvere l’uomo dallo stato ferino alla civiltà, e ispira la poesia, che sola riesce a rendere rasserenante la contemplazione della bellezza.

Aspetti stilistici: Foscolo si ispira ad un classicismo di stile alto (soprattutto nei Sepolcri). I modelli sono soprattutto greci (Omero, che traduce e Pindaro), ma talvolta anche latini (Catullo in Morte del fratello Giovanni)

IL TEMA DELLA TOMBA NEL FOSCOLO(esempio di tema)

 

Il tema della tomba compare già nella prima produzione foscoliana: nell’Ortis la tomba rappresenta quasi sempre il luogo dove si intreccia il dialogo tra i vivi e i morti; solo nella lettera scritta da Firenze in Santa Croce si affaccia l’idea che la tomba abbia un valore come testimonianza e sia stimolo all’emulazione di gesta eroiche.

La tomba è nell’Ortis anche il luogo verso cui tendere per sottrarsi alla barbarie dei tempi: associata all’idea del suicidio, esprime il desiderio di annullamento dell’io, ma anche la testimonianza di una protesta contro il tempo presente e insieme il riconoscimento della vittoria della violenza ineliminabile nella storia dell’uomo (lettera da Ventimiglia).

La morte come desiderio di dissoluzione dell’io ricompare nel sonetto Alla sera dove, lungi dal suscitare angosce materialistiche, si associa al pensiero della quiete/pace/sonno in contrapposizione con la vita e la storia viste in modo negativo (reo tempo/torme delle cure/ spirto guerrier ch’entro mi rugge), mentre in modo più implicito in A Zacinto l’autore suggerisce un legame tra patria/madre/morte: il sonetto si apre con una immagine della patria lontana, luogo della nascita del poeta, e si chiude con l’immagine della “materna…patria” che vedrà “l’illacrimata sepoltura” del Foscolo.

La critica psicoanalitica (Amoretti) mette in evidenza la presenza all’interno della produzione del Foscolo di questo legame tra il tema della morte e il desiderio di dissoluzione, del resto già presente nell’Ortis, privilegiando una lettura dell’autore lontana da quella tradizionale, che identifica nel Foscolo il poeta dell’impegno. La presenza del tema del desiderio della morte nella poesia di Foscolo viene da Amoretti enfatizzata, la volontà di fuga dalla vita, di ritorno alla madre/patria, il vagheggiamento della morte sono infatti interpretati non come la protesta dell’intellettuale impegnato nel rivendicare una trasformazione della società e una riscossa patria, ma  come desiderio di regressione ad una fase

l’immortalità, chiese che rimanesse la sua fama: la sua tomba divenne luogo sacro, dove andava anche Cassandra a cantare il suo amor di patria, profetizzando la venuta di Omero. A Omero la tomba narrerà la storia di Troia e il sacro vate la renderà eterna “finché il sole risplenderà sulle sciagure umane”.

ALTRE NOTE

Aspetti metrici: endecasillabi sciolti – metro già usato nella tradizione per tradurre gli esametri (poesia neoclassica) e nella poesia didascalica (Parini). L’autore sfrutta la mancanza di rime e di strofe e la duttilità dell’endecasillabo per creare un ritmo molto vario, che pare adattarsi al discorso poetico.

Rilevante la presenza degli enjambement che, uniti ad una struttura sintattica molto mossa e variata, servono talora ad imprimere un ritmo fluido che, non rispettando la corrispondenza tra pausa sintattica e pausa metrica, dilata il respiro del verso, talvolta a porre in forte rilievo una parola o un gruppo di parole, tramite il sapiente uso delle cesure.

Il poeta sfrutta l’esperienza poetica dei sonetti, in particolare dell’ultimo gruppo (A Zacinto, Alla Sera, In morte del fratello Giovanni).

Sintassi: molto varia, frequente l’uso della inversione (in particolare iperbati): dona al periodo una struttura classicheggiante, ma serve anche a mettere in rilievo alcune parole o gruppi di parole, oppure a costruire una sintassi che si pieghi al ritmo.

Molto importanti le ripetizioni di parole(es.: celeste ai versi 29 e 31) , soprattutto se in posizione anaforica (eterno vv.236 e 237), che assumono un rilievo ancora maggiore essendo inserite in una struttura poetica senza rime.

Genere: questione aperta e problematica. Lettera in versi: l’allocuzione al destinatario è frequente e sottolinea i passaggi tematici nel testo; d’altra parte la tradizione poetica, da Orazio in poi, associava l’epistola ad un tono familiare e colloquiale che non pare essere il tono prevalente dell’opera.

Foscolo usò denominare “I Sepolcri” Carme, facendo quindi riferimento ad un tono lirico più alto e solenne.

In effetti Foscolo sentì la vicinanza tra I Sepolcri e l’antica poesia greca, in particolare i testi di Pindaro, che traeva “sentenze morali e politiche presentandole non al sillogismo de’ lettori, ma alla fantasia e al cuore”.

Così si può spiegare la particolare struttura argomentativa del Carme che non fa leva sul ragionamento, ma sull’esortazione e l’ammonimento, con rapidi mutamenti di temi e di tono (al punto da essere giudicato oscuro da molti contemporanei). Foscolo stesso era cosciente del fatto che lo sviluppo argomentativo non si snodasse attraverso concatenazioni logico-deduttive, ma per accostamento di temi che facevano leva sull’immaginazione del lettore, sosteneva infatti che la fase di passaggio da un tema ad un altro “transvolat in medio posita”(Lettera a M. Guillon), cioè tralascia i passaggi intermedi, affidando al lettore un ruolo attivo di interpretazione, ricostruzione logica dei passaggi intermedi, immaginazione (si può rilevare che una tecnica affine usò il poeta greco Pindaro).

Etica foscoliana: il superamento della morte è concesso solo ai forti, se ne delinea una visione elitaria.

ALTRE OPERE

LE GRAZIE (1812-1813)

Opera frammentaria, episodica, aperta: il filo ideale che collega i diversi episodi è tenue.  Dedica al Canova, supremo rappresentante dell’arte neoclassica: suggerisce implicitamente un rapporto molto stretto tra poesia (la melodiosa armonia pittrice) e arti figurative e plastiche.

Tre inni – Le Grazie simboleggiano la bellezza che consola e ingentilisce la vita, tramite l’armonia

a Venere: nascita in Grecia delle Grazie ed effetti benefici apportati – gli uomini superano lo stato ferino e si dedicano alle arti – la Bellezza rende gli uomini civili

a Vesta, dea del focolare: trasferimento delle Grazie dalla Grecia all’Italia – la scena si trasferisce a Firenze in età moderna dove tre sacerdotesse, tre donne care a Foscolo, sono ministre del culto per la poesia, la musica e la danza – L’Italia ha raccolto l’eredità del mondo antico

a Pallade: la scena si trasferisce nella favolosa Atlantide dove le Grazie si rifugiano per sfuggire alle brutture del mondo, rappresentate dalla guerra napoleonica. Nella reggia, viene intessuto un velo per proteggere le Grazie dalle passioni e dai turbamenti degli uomini. Esaltazione della funzione liberatrice e rasserenatrice dell’arte, che ci libera dalle passioni (immagine del velo già presente nei Sepolcri associata alla poesia del Petrarca). Il velo (la poesia) serve infatti a salvaguardare le Grazie (cioè la bellezza) che sono perseguitate da Amore (le passioni). Le scene raffigurate sul velo costituiscono una allegoria complessa: l’arte è consolazione per l’inesorabile scorrere del tempo (funzione eternatrice), attraverso l’armonia i valori estetici si fondono con quelli etici (pietà filiale, amore coniugale, amor patrio) . L’arte nelle sue varie forme, musica, scultura, pittura, poesia, tende a comporre le disarmonie

 

prenatale di cui la tomba rappresenterebbe il simbolo. Senza arrivare ad abbracciare pienamente questa interpretazione, essa è però da tenere presente per le prospettive problematiche che apre nella lettura dell’autore.

La tomba diventa nei Sepolcri il luogo dove è possibile una sorta di superamento della morte nel ricordo dei vivi, risarcimento, anche se illusorio, alle angosce di annullamento che il materialista Foscolo esprime, ma anche un elemento che caratterizza l’uomo civile (“Dal dì che nozze e tribunali ed are/ dier alle umane belve esser pietose” vv. 91-92); i sepolcri dei grandi uomini del passato svolgono poi un funzione di testimonianza,  monito e ispirazione poetica: la funzione della tomba si collega così a quella della poesia e il Carme si chiude con l’immagine del “sacro vate” Omero.  Foscolo aspira a produrre poesia che sia ispirata ai grandi esempi del passato, che si nutra di sentimenti forti e che affronti i temi della libertà.

Nella seconda parte del Carme è rilevante il salto tematico: il poeta non si riferisce più a tutte le tombe indistintamente, ma solo alle “tombe dei forti”, che soli saranno risarciti nell’aldilà con l’eternità della poesia grazie alla funzione civile da essi svolta in vita e dopo la morte. Partendo da una posizione materialistica e, per dir così, egualitaria, Foscolo approda dunque ad una sorta di superamento del materialismo (ma si potrebbe discutere sul valore delle “illusioni” a cui il Foscolo fa appello per dare speranza agli uomini “finché il sole splenderà sulle sciagure umane”) e delinea un’etica decisamente elitaria, che distingue tra uomini “forti” e non, e che richiama la visione dell’oltretomba virgiliano, con i Campi Elisi destinati agli eroi della patria.

Intorno al tema della morte e della tomba dunque Foscolo ritorna costantemente nella sua produzione poetica; il sepolcro diventa così un simbolo di complessa interpretazione, di cui l’autore si serve per riflettere sul valore della vita, sull’impegno dell’intellettuale nella storia, sulla funzione della poesia e, forse, per esprimere in modo inconsapevole una pulsione verso la dissoluzione, un “cupio dissolvi”.

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