Stamina, che fine ha fatto il metodo Vannoni?

Stamina, che fine ha fatto il metodo Vannoni?

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“Cari amici, al silenzio di questo ultimo periodo è in realtà seguita una grande attività per cercare di fronteggiare le aggressioni che lo stato di questo povero paese sta facendo su tutti i fronti. Dall’averci tolto lo statuto di onlus , al cercare di impedirci di operare nel laboratorio di Brescia. A queste azioni degne di un paese del terzo mondo che nega il diritto di cura a tutti i livelli, segue un silenzio assordante da parte dei media che dopo una campagna pagata contro Stamina lasciano lo spazio solo a una miserevole messa in scena della commissione sanità del senato dove si alternano i loschi figuri che hanno dato anima a questa vicenda …”. parlava così Davide Vannoni dalla sua pagina Facebook poco più di due settimane fa. E, in quanto al silenzio dei media, aveva, in parte, ragione. Dopo la nomina del nuovo comitato scientifico che si dovrà esprimere sul controverso metodo Stamina , non è chiaro che cosa stia succedendo intorno alla vicenda che da tempo tiene impegnati istituzioni, ricercatori, e alimenta le speranze dei malati. Proviamo a fare un punto.

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Mentre si attende la conclusione dell’inchiesta penale condotta dai carabinieri del Nas e dal pm Raffaele Guariniello che vede coinvolto in primis Davide Vannoni , il ministro della salute Beatrice Lorenzin fa sapere che prima dell’insediamento del nuovo comitato scientifico sarà necessario proseguire alla sua integrazione. Vale a dire, ha spiegato Lorenzin in audizione in commissione Igiene e Sanità al Senato, che: “Occorre ora procedere all’integrazione del comitato scientifico con due esperti individuati dalle associazioni dei malati…dovrà essere garantita l’imparzialità e le associazioni non devono mai essersi espresse”. Ma quali associazioni ? “Associazioni dei pazienti che si occupano di patologie che riguardano il sistema nervoso centrale, a insorgenza in età pediatrica, fra quelle che non si sono mai espresse in merito al caso Stamina “, riferisce il Corriere della sera, riportando le parole del ministro, che ha concluso dicendo: “Spero che il comitato si possa insediare e avviare i lavori nelle prossime settimane”.

Il comitato quindi dopo la nomina è ancora bloccato . Nel frattempo prosegue l’indagine conoscitiva sul metodo Stamina avviata dal Consiglio regionale lombardo. Due giorni fa, durante l’audizione, Giuseppe Remuzzi , direttore del dipartimento di medicina dei Trapianti dell’ospedale di Bergamo e membro della Commissione Sviluppo e Sanità di Regione Lombardia ha ribadito come il metodo Stamina sia interamente fuorilegge: “Nella vicenda Stamina, a parte l’Aifa e l’Istituto superiore di sanità, sono state commesse violazioni deontologiche e legali da tutti i protagonisti della vicenda, medici e giudici compresi, contravvenendo alle regole vigenti….come Marino Andolina, vicepresidente di Stamina, che si è appoggiato a strutture come il Burlo Garofolo di Trieste e gli Spedali civili di Brescia, e a medici per far prescrivere la cura. Chi ha prescritto questa terapia, senza sapere cosa fosse, lo ha fatto contro le regole deontologiche dal momento che non si può prescrivere una terapia segreta”. Remuzzi ha infatti puntato il dito contro i giudici che hanno imposto i trattamenti, contro i medici a Brescia che hanno somministrato le cure senza sapere cosa contenessero e ricordato i raggiri compiuti in merito alla legge sulle cure compassionevol i ( non possono dirsi tali i trattamenti previsti dal metodo Vannoni infatti).

Sempre durante un incontro con la Commissione sanità della regione Lombardia il commissario straordinario del Civile , Ezio Belleri lo scorso mese aveva fatto sapere che agli Spedali civili di Brescia la lista d’attesa contava circa 150 persone . Lista d’attesa dove, secondo le parole di Vannoni, i pazienti vengono “lasciati morire” dall’ospedale e che Stamina si trova in difficoltà ad aiutare, come egli stesso ribadisce su Facebook: “Oggi Stamina è in serissima difficoltà economica, strangolata da tutte queste azioni e menzogne fatte e dette in modo vergognoso e prezzolato, non è più in grado di sostenere le spese delle cure a Brescia. Non siamo in grado di garantire le infusioni di aprile (non consideriamo neppure i nuovi carotaggi per i pazienti che finora l’ospedale ha voluto lasciare a morire in lista di attesa per tutti questi mesi)…”. Parole forti che mancano, ancora, di riscontri scientifici .

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