Il nuovo radar che permette di «vedere» in 3D

Il nuovo radar che permette di «vedere» in 3D

Installato su un elicottero, offre molte opportunità di applicazione, dalla ricerca scientifica alla Difesa Un insieme di frequenze inferiori a 1 giga Hertz e circa dieci volte più basse rispetto a quelle usate dai sistemi radar satellitari Un occhio potente, in grado di vedere attraverso la vegetazione e gli strati superficiali di ghiacciai e terreni aridi, restituendo immagini molto dettagliate di aree che sfuggono allo sguardo umano. L’Agenzia spaziale italiana, in collaborazione con il Consorzio di ricerca su sistemi di telerilevamento avanzati (Corista), ha da poco costruito un nuovo tipo di radar che apre prospettive interessanti per la ricerca, la gestione del territorio e la sicurezza. E che i ricercatori dell’Istituto per il rilevamento elettromagnetico dell’ambiente (Irea) del Cnr hanno dotato di un vero e proprio cervello, in grado di tradurre le informazioni in immagini: «Le nostre elaborazioni rendono leggibili i dati raccolti, convertendo gli echi radar in rappresentazioni bidimensionali e in alcuni casi tridimensionali dell’area osservata, con un dettaglio molto elevato», spiega il direttore dell’Irea Riccardo Lanari. [wp_bannerize categories=”66,34,137,156,868,227,356,63,6,332,103,1″ random=”1″ limit=”1″]

Basse frequenze

A rendere il nuovo radar molto preciso e penetrante è l’utilizzo della banda P, «un insieme di frequenze inferiori a 1 gigaHertz e circa dieci volte più basse rispetto a quelle tipicamente usate dai sistemi radar satellitari. Grazie a queste onde elettromagnetiche a bassa frequenza, il radar è in grado di vedere cosa c’è sotto aree con vegetazione densa, ghiacciai e, in caso di zone aride, anche nel sottosuolo». Lo strumento è composto da due sistemi complementari: «Ilsounder penetra più in profondità, ma genera profili a una dimensione. I sensori imager rimangono più in superficie, ma sono in grado di ricostruire mappe a due e tre dimensioni», continua Lanari.

Ghiacciai e sicurezza

Oltre a vedere attraverso strati della superficie terrestre e restituire rappresentazioni molto precise, il radar in banda P, al contrario di altri sistemi di osservazione della Terra, «funziona anche se non c’è luce solare, di notte o se piove. E le sue onde sono in grado anche di penetrare attraverso le nubi». Installato su un elicottero, offre molte opportunità di applicazione, dalla ricerca scientifica alla Difesa. Può aiutare nell’esplorazione della Terra e nella comprensione delle dinamiche degli ecosistemi, oppure in campagne archeologiche, per individuare resti nascosti nel sottosuolo. Negli studi sugli effetti dei cambiamenti climatici, permette di monitorare lo spessore dei ghiacci. Applicazioni scientifiche a cui se ne aggiungono altre legate alla Difesa: grazie al radar in banda P, per esempio, è possibile anche individuare strutture militari nascoste tra la vegetazione o sottoterra.

In attesa di finanziamenti

La sperimentazione del nuovo strumento, condotta in collaborazione anche con l’Università di Trento, il Politecnico di Milano e l’Aeronautica militare, si è conclusa alla fine del 2013. Lanari ha ben in mente quali sarebbero i prossimi passi necessari, ma a mancare sono le risorse. Per le sue possibilità di applicazione, «lo strumento ha un’importanza strategica ed è ancora migliorabile: la capacità di penetrazione e il livello di dettaglio delle immagini possono aumentare. Inoltre, il sistema dovrebbe essere reso più facile da utilizzare da parte di tutti. Per questa fase però non ci sono ancora fondi». La situazione economica del Cnr, che per adesso ha contribuito gratuitamente al progetto, non è semplice. «Speriamo che l’Agenzia spaziale italiana voglia continuare a finanziare lo sviluppo di questo sistema e che altri fondi arrivino dai bandi europei per l’innovazione di Horizon 2020».

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