PRIMO LEVI LA CHIAVE A STELLA

 

PRIMO LEVI LA CHIAVE A STELLA

PRIMO LEVI LA CHIAVE A STELLA


Primo Levi nasce a Torino il 31 luglio 1919 da Cesare Levi e Ester Luzzati. Vivrà l’intera sua vita nella casa natale. Ha antenati di origine ebraica. Nel 1934 si iscrive al Ginnasio-Liceo d’Azeglio, istituto che all’epoca aveva ospitato alcuni tra i docenti più illus 414h78e tri oppositori del fascismo. Levi è fortemente interessato nella chimica e nella biologia. Nel primo anno di frequentazione al D’Azeglio ha come docente di italiano Cesare Pavese. Nel 1937 si iscrive al corso di chimica presso la facoltà di Scienze dell’Università di Torino. Nel 1941 Levi si laurea con pieni voti e lode, tuttavia la sua laurea reca la menzione “di razza ebraica”. Levi a causa della precaria situazione salutare del padre e dell’altrettanto precaria situazione economica della famiglia trova impiego nel laboratorio chimico di una cava d’amianto. In seguito Levi si unisce al Partito d’azione clandestino e poco dopo partecipa ad azioni partigiane in Val d’Aosta. In seguito all’arresto viene inviato nel campo di concentramento di Carpi-Fossoli. Da lì la sua permanenza nei campi di sterminio proseguirà ad Auschwitz. Al termine della prigionia scrive Se questo è un uomo (De Silva), ossessionato dalle traversie subite. Sposa nel 1947 Lucia Morpurgo dalla quale ha due figli. Dopo un primo rifiuto, Einaudi decide di inserire il primo romanzo di Levi nella propria collana “Saggi”. Nel 1963 Einaudi pubblica La tregua (vincitore del premio Campiello a Venezia), il cui “risvolto” di copertina è di Italo Calvino. Del 1966, sotto pseudonimo, Storie naturali. Nel 1971 è pubblicato Lilit e altri racconti, nel 1975 Il sistema periodico, nel 1981 La ricerca delle radici. Nell’aprile 1982 esce Se non ora, quando? (vincitore del premio Viareggio e Campiello). Nel 1985 è pubblicato L’altrui mestiere. Nell’aprile 1986 pubblica I sommersi e i salvati, summa delle esperienze e delle riflessioni del periodo di prigionia. Primo Levi muore a Torino cadendo dalle scale di casa sua l’11 aprile 1987. Esistono lavori di Primo Levi prodotti sotto altri editori: Racconti e saggi (LaStampa, Torino, 1986) e due libri di poesie, L’osteria di Brema (Scheiwiller,1975) e Ad ora incerta (Garzanti, 1984).


La chiave a stella (vincitore del premio Viareggio e del premio Strega) rappresenta la reale opera prima di Levi. Nel libro viene presentato un “campione umano”: Tino Faussone, operaio piemontese altamente qualificato nel montaggio di tralicci e apparecchiature da cantiere stanco di “succhiare un chiodo” in un’officina Lancia, che viene chiamato a prestare i suoi servizi praticamente in tutto il mondo. Tino incarna il valore dell’importanza del lavoro, dell’affermazione di se stesso dinanzi a se stesso attraverso la capacità di portare a termine qualsiasi impresa con creatività. Insomma, un uomo che fa del lavoro la propria morale di vita. Il libro è articolato in quattordici episodi nei quali Tino racconta le sue esperienze di vita lavorativa nei cantieri di tutto il mondo. In queste avventure, sempre avvincenti e mai noiose, Tino sottolinea le avversità del caso e della natura che si frappongono tra lui e la sua vittoria personale del “lavoro ben fatto”.


Viene esaltato il rapporto tra l’uomo e l’universo delle cose materiali, soprattutto gli attrezzi (la chiave a stella), l’acqua e la terra. Di rilievo è l’episodio Tiresia nel quale Tino ingaggia una conversazione con Levi (presente nel romanzo in qualità di chimico delle vernici) nella quale Levi stesso esprime la differenza tra il lavoro di operaio e il lavoro di scrittore. Il secondo, afferma l’autore, difetta di strumenti sensibili con i quali valutare la materia scritta, così “se una pagina non va, se ne accorge chi legge, quando ormai è troppo tardi”. Il parlato di Tino è consono al suo ambiente culturale e lavorativo ed è contemporaneamente espressivo di un forte carattere, deciso e individuale. La chiave a stella è un libro scorrevole, piacevole, leggero, allo stesso tempo importante e scanzonato come il suo protagonista. E’ molto interessante il modo in cui all’interno del libro sia lo stesso Levi a tracciare le strette corrispondenze tra chimico e scrittore, i due versanti della sua vita ora consapevolmente uniti: <<L’abitudine a penetrare le cose, a volerne sapere la composizione e la struttura, a prevederne le proprietà ed il comportamento, conduce ad un insight, ad un ambito mentale di concretezza e di concisione, al desiderio costante di non fermarsi alla superficie delle cose.>>

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