PRIMA GUERRA PERSIANA

PRIMA GUERRA PERSIANA

PRIMA GUERRA PERSIANA


Prima Guerra Persiana

Dario intende punire le due poleis dell’Attica che hanno inviato aiuti a Mileto. L’ingente numero di truppe inviate ci fa capire però come le vere mire del Gran Re fossero di conquistare e sottomettere la Grecia intera.

La spedizione persiana è infatti composta da 20 000 uomini guidati da Artaferne (un nipote di Dario) e da un generale medo di nome Dati. La flotta penetra nelle Cicladi e sbarca in Eubea.

Nel 490 la piccola Eretria viene spazzata via dalla potenza persiana: è così la volta di Atene. La flotta di Artaferne punta verso la pianura di Maratona, proprio davanti alle mura della città. Le truppe ateniese sono guidate dall’abile ed esperto Milziade che, in passato, si è già scontrato più volte con i Persiani e ne conosce bene pregi e difetti. L’esercito ateniese è composto da soli 7000 uomini: solo la piccola città di Platea ha risposto alle numersose richeste di aiuto, mandando mille uomini. Tutte le altre poleis si mostrano indifferenti alla minaccia di Dario. Anche Sparta invia un contingente che però, per rispettare le feste religiose in onore di Apollo e confermando la storica rivalità che la oppone ad Atene, giunge troppo tardi, quando lo scontro è già concluso.

Maratona, il valore di Atene.

Milziade sa bene che i Persiani sono combattenti temibili ma dalla tecnica superata: molti fanti con armature leggere e smisurate divisioni di arcieri a piedi. La grande prerogativa dell’esercito persiano era infatti rappresentata dall’incredibile destrezza dei propri tiratori. Atene al contrario, pratica lo “schieramento oplitico”, la tattica militare più evoluta ed efficente dell’epoca. Milziade decide così di affrontare i nemici in campo aperto, senza asserragliarsi dentro le mura della città, dove l’abilità degli arcieri persiani avrebbe potuto essere risolutiva. Schiera l’esercito in mossa davanti ai persiani e ordina un attacco frontale. Gli opliti percorrono uniti e compatti come un sol uomo le poche centinaia di metri che li dividono dai nemici. Si alza la polvere e le grida dei soldati greci sembrano bastare da sole ad allontanare le frecce dell’esercito di Artaferne. La schiera avanza e l’esercito persiano, stupito e terrorizzato, si fa travolgere senza opporre resistenza. Colpiti nel centro dello schieramento i Persiani si disuniscono e non riescono ad opporsi alla foga e alla tecnica dei miliziani ateniesi.

Sul campo rimangono 6400 persiani ed appena 192 ateniesi: i Persiani superstiti si ritirano sulle navi e abbandonano terrorizzati le coste dell’Attica.

Un prode messaggero ateniese percorre di corsa i 42 chilometri che separano la pianura della battaglia della città, portando la notizia della vittoria e morendo per lo sforzo. Egli rimarrà per sempre il simbolo mitico di un sentimento della patria unico nella storia.

Atene ha sconfitto l’impero più potente del mondo, lo splendore e la gloria di questo gesto sono destinati a cambiare per sempre gli equilibri politici e sociali del tempo. E’ giunto il momento per Atene di prendere in mano le redini del destino di tutta la Grecia.

Tra le due guerre

L’enorme potere di cui Atene dispone dopo l’umiliazione inflitta all’esercito di Dario riaccende il dibattito politico all’interno della città. Alle idee ambiziose e progressiste di Temistocle si oppone il partito conservatore dei nobili, capeggiato da Aristide e Santippo. Temistocle propone di intraprendere una politica aggressiva ed espansionista, impegnando tutte le finanze dello stato nella costruzione di una grande flotta navale. Tramite l’uso delle agili triremi anche i più poveri avrebbero potuto combattere per la città come vogatori e guadagnarsi così i diritti civili e politici. All’epoca infatti solo chi era in grado di pagarsi l’armamento minimo poteva combattere per la polis ed essere considerato così cittadino a tutti gli effetti, I nobili che si oppongono a questa politica propongono invece di stringere accordi coi Persiani e di incentivare le attività economiche tradizionali (la grande agricoltura). La spunta Temistocle che in pochi anni riesce a far ostracizzare i suoi avversari e può così portare avanti la sua politica. Vengono scoperti nuovi filoni argentiferi nel Lauro che vengono impiegati nella costruzione di 180 triremi . Frattanto cominciano a circolare in città le voci di un’imminente seconda spedizione persiana: si racconta di un esercito enorme pronto a marciare verso la Grecia

E in effetti il successore di Dario, Serse, non intende ripetere gli errori del padre. Il giovane Re ha intenzione di inviare in Grecia un esercitodi proporzioni mai viste: questa volta non si tratta di punire qualche città ribelle, l’obiettivo esplicito è la sottomissione completa di tutte le poleis dell’Ellade.

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