PARABOLA DEI FESSI E DEI FURBI

PARABOLA DEI FESSI E DEI FURBI

Scritto il alle 09:50 da icebergfinanza

Giovanni Prezzolini, giornalista scrittore ed editore italiano di vecchia memoria scrisse nel 1921 nel suo ” Codice della vita italiana ” che …” L’Italia va avanti perché ci sono i fessi. I fessi lavorano, pagano, crepano. Chi fa la figura di mandare avanti l’Italia sono i furbi, che non fanno nulla, spendono e se la godono.”
Certo sino a ieri era cosi ma oggi i furbi dovrebbero incominciare a preoccuparsi!
Rileggetevi con attenzione questi passi senza dimenticare che oggi la parabole dei fessi e dei furbi non vale solo per il nostro Paese ma in maniera più soffisticata è nascosta nel Destino Manifesto che riguarda il mondo intero, del quale parleremo al momento opportuno.
Gli sciacalli e gli avvoltoi che stanno divorando il nostro Paese, politici e amministratori, corrotti e collusi, a destra e a sinistra al centro sotto e sopra, sono solo lo specchio di un Paese che purtroppo appare quotidianamente nella sua devastazione antropologica, nel crepuscolo di un impero che non è solo locale ma mondiale.

PARABOLA DEI FESSI E DEI FURBI
PARABOLA DEI FESSI E DEI FURBI

Poi attraverso i media e la rete la parabola dei furbi che aiutano i fessi si amplifica nel conflitto di interesse di chi scrive, utilizzando la menzogna e la paura
Questi sono solo fessi che ci credono furbi ma che in realtà sono solo avidi burattini plasmati da un destino manifesto, fragili fessi ai quali l’ambiente ha distrutto quel poco di materia cerebrale che riescono a contenere.
L’Italia è in guerra e Prezzolini si arruola volontario. Svolge l’incarico di istruttore delle truppe. Dopo la disfatta di Caporetto fa domanda per andare al fronte. Nel 1918 è con gli arditi sul monte Grappa e sul Piave.
Francesco Cavallari giornalista e scrittore italiano scrisse che … Infatti, mentre incombeva la più grande tragedia del risorgimento nazionale, mentre tutto crollava e mentre tutti scappavano, Prezzolini ebbe il coraggio di lanciare una teoria e di formulare una previsione.
L’Italia, disse, è un paese fondamentalmente costituito da furbi e da fessi. I furbi comandano, arricchiscono, sbagliano, perdono, mandano allo sbaraglio i fessi. I fessi
combattono, lavorano, accettano, lottano, sono persino capaci di morire per la patria. [wp_bannerize random=”1″ limit=”1″]
Pertanto, siccome i furbi hanno prodotto Caporetto, e siccome resta sempre una immensa riserva di fessi, è facile prevedere che i fessi verranno mandati al fronte, che accetteranno ancora una volta di combattere, che si faranno uccidere, e che alla fine riusciranno a vincere.
Né Prezzolini aveva torto. La sua teoria funzionò, e con essa la previsione. Passate poche
settimane, cessò la Caporetto dei furbi. Puntualmente si verificò l’immancabile Vittorio Veneto dei fessi.
Il lettore avrà già capito che tra tutte le storie del Natale ’79 si deve scegliere l’ultima, che riassume le altre. Infatti, il teorema di Prezzolini è sempre valido, comprese le sue famose enunciazioni.
L’Italia di cui Prezzolini parlava sessanta anni fa e rimasta la stessa. un paese dove “l’intelligente è un fesso anche lui”; dove “il furbo non usa mai parole chiare, e comanda non per la sua capacità ma per l’abilità di fingersi capace”; dove “i fessi hanno dei principi, i furbi soltanto dei fini”; dove “in generale il fesso è stupido, perché se non fosse stupido avrebbe cacciato via i furbi da parecchio tempo”; dove “ci sono i fessi intelligenti e colti che vorrebbero mandare via i furbi, ma non possono: primo, perché sono fessi; secondo, perché gli altri fessi sono stupidi e non li capiscono”; dove ” per andare avanti ci sono soltanto due sistemi: il primo è leccare i furbi; il secondo – che riesce meglio – consiste nel far loro paura; infatti, non c’è furbo che non abbia qualche marachella da nascondere, e non c’è furbo che non preferisca il quieto vivere alla lotta, e l’associazione con altri briganti alla guerra contro questi “.
Si potrebbe citare a lungo questa diagnosi, che resiste al tempo, alla moda, ai trasformismi. Ma il lettore ha capito e saprà continuare da solo, e aggiornare queste parole con volti e con fatti, con situazioni e vicende, che perpetuano – sessant’anni dopo – l’Italia di sessanta anni fa. Ciò che interessa, qui, è precisare che la generazione di Prezzolini sbagliò tutto: vedendo la soluzione nel fascismo, cioè nell’uso fatto dai furbi della disperazione che nasce nell’animo dei fessi quando si combattono tra di loro.
Mentre dobbiamo chiederci, adesso, quale sia la via d’uscita per impedire ai furbi di portarci nuove Caporetto, e per impedire ai fessi di regalare ai furbi nuove Vittorio Veneto.
Dopotutto, il meccanismo violenza – autoritarismo è sempre pronto a scattare facendo leva sulla stanchezza, sul terrorismo, sul timore del peggio; e impaurisce un “ordine” che viene proposto ai fessi attraverso” l’associazione dei furbi con altri briganti “.Che fare, allora, sessant’anni dopo? Che fare mentre il Natale 1979 riporta gli stessi problemi
del Natale 1919? Che fare mentre il paese rivive la sua permanente tragedia dei
furbi e dei fessi? Probabilmente, la risposta non è nel gioco degli schieramenti che si perpetua, nel sofisticato intrigo dei furbi che si consuma a Roma, nel bigliardo politico che si gioca usando vecchi tabù contro una classe lavoratrice sempre esclusa (per una ragione o per l’altra) dal governo del paese.
Probabilmente è nel capire che non va solo chiesto ai ” fessi ” di combattere a
Caporetto. Infatti, il prossimo Natale sarà forse troppo tardi. Potremmo
scoprire che non si torna indietro lungo la strada intrapresa, in un’Italia dove
il “sistema” sembra poggiare sui soliti “due sistemi” di Prezzolini.

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