L’Italia repubblicana la crisi economica

 

L’Italia repubblicana la crisi economica

L’Italia repubblicana la crisi economica


Il seconda dopoguerra in Italia si presentava come un periodo molto difficile. La crisi economica e industriale nella quale si trovava il paese aveva avuto come effetto l’aumento della disoccupazione e dell’inflazione. A tutto cio’ si aggiungevano i danni causati dalla guerra al territorio e all’agricoltura. Il malcontento popolare serpeggiava in tutto il paese. In Sicilia, infatti, si svilupparono movimenti separatisti e soprattutto la mafia, che aveva avuto un ruolo importante nello sbarco alleato.
Sul panorama politico si erano riaffacciati i partiti soppressi dal fascismo. I socialisti facevano capo a Nenni, i comunisti a Togliatti e la Democrazia Cristiana, erede del partito popolare a De Gasperi. A questi si aggiungevano il partito liberale (P.L.I.) e il partito repubblicano (P.R.I.), insieme al partito monarchico e al M.S.I., di ispirazione neofascista.
Dopo il governo Bonomi e Parri, che avevano avviato una prima ripresa economica, salì al governo il democristiano De Gasperi. Sotto questa legislatura viene emanato il referendum istituzionale che da all’Italia l’assetto repubblicano, e viene formata l’assemblea costituente, incaricata di redigere la nuova costituzione repubblicana. Presidente della repubblica sara’ eletto De Nicola. Alle nuove elezioni De Gasperi decide di formare un governo monocolore formato da soli democristiani, con l’apporto di liberali e repubblicani. In cio’ egli e favorito dagli U.S.A., che in caso di vittoria delle sinistre escluderebbero l’Italia dal piano Marshall, degli imprenditori e della chiesa. Alle nuove elezioni da DC trionfa e forma sfiorando la maggioranza assoluta. Si avvia così la strategia politica che verra’ chiamata centrismo. Il nuovo governo De Gasperi prende subito provvedimenti in campo economico. Viene infatti emanata la linea Einaudi, dal nome del ministro dell’economia, che in seguito diverra’ presidente. Viene poi emanata la riforma agraria e la cassa del mezzogiorno, per favorire lo sviluppo industriale del Sud. Sotto il governo DC oltre al completamento della costituzione, avviene anche l’attentato al segretario comunista Togliatti, che provoca gravi reazioni e tumulti all’interno del paese, e la scissione sindacale.
Prima delle nuove elezioni, de Gasperi per assicurasi una nuova maggioranza, fa approvare alla camere al cosiddetta legge truffa, che prevedeva un premio di maggioranza per il partito che avesse ottenuto la maggioranza assoluta. La DC pero’, pur vincendo le elezioni, manco’ di poco l’obiettivo e per questo fatto De Gasperi diede le dimissioni. Gli succede al governo il democristiano Fanfani sotto la cui legislatura viene varato il piano di ripresa economica Vanoni, istituita la corte costituzionale e creato il ministero per le partecipazioni statali all’industria.
Nel periodo che intercorre fra gli anni 50 e 60 in Italia si avra’ il cosiddetto boom industriale, detto anche miracolo italiano, che portera’ alla crescita della produzione e della popolazione, accompagnate da un aumento dell’istruzione e una modernizzazione della societa’. Diminuisce il numero di impiegati agricoli e si ha un grosso spostamento di popolazione dalle campagna alle citta’ che vanno ingrandendosi. L’Italia contadina cede così il posto a quella industriale.
In questo periodo, grazie alla presa di distanze da parte di un parte della sinistra dalla Russia, si ha un allargamento della maggioranza a sinistra. Si formano così governi di centro sinistra.
Al governo segni succede il governo Tambroni, che cerca l’alleanza con l’ M.S.I. Cio’ crea una serie di tumulti in Italia e Tambroni e’ costretto a dimettersi. Ad esso succedono Fanfani e Moro sotto cui emergono gli affanni della democrazia. Vi e’ infatti il tentativo di colpo di Stato della Sifar controllata dai militari. Si succedono poi molti governo di centro sinistra e inizia la forma del malgoverno in cui molti esponenti politici vengono coinvolti in scandali.
Nel 1968 e nel 1969 inizia poi il periodo della contestazione giovanile, che partito come protesta nei confronti della scuola e della famiglia, si allarga al mondo del lavoro e all’industria. Cio’ porta all’approvazione dello statuto dei lavoratori e al referendum sul divorzio.

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