LA SECONDA GUERRA PERSIANA

LA SECONDA GUERRA PERSIANA

LA SECONDA GUERRA PERSIANA


Nel luglio del 480, a dieci anni dalla tremeda sconfitta di Maratona, Serse si pone alla guida del più imponente esercito mai schierato: Erodoto parla di 5 000 000 di uomini, 1200 navi da guerra, 3000 navi da trasporto. Aldilà delle evidenti esagerazioni dello storico greco (le ricostruzioni parlano di circa 200 000 uomini e 800 navi, ma sono cifre assolutamente arbitrarie) l’esercito di Serse rappresenta in pieno la dismisura dell’ambizione del Gran Re. Mantenendo fede al suo personaggio Serse decide di oltrepassare con tutti gli uomini lo stretto dei Dardanelli usando la propria enorme flotta per costruire due enormi ponti di barche (un’operazione che lascia a tutt’oggi esterrefatti). I Persiani entrano in Grecia, mentre l’enorme flotta spalleggia le truppe dall’interno.

Le poleis greche però questa volta si rendono conto del pericolo ed uno storico vertice viene convocato sull’Istmo: i rappresentanti di 31 città firmano la pace e si uniscono contro il nemico comune. In uno storico giorno del 481 a.C. le città greche, da sempre in opposizione tra loro e animate da una storica rivalità, si uniscono per difendere la propria libertà e la propria autonomia. Si proclama una tregua generale per tutti i conflitti in corso. In segno di pacificazione vengono annullati gli esilii e fatti rientrare gli ostracizzati.

I Greci sanno però che non tutti hanno aderito alla lega e, alla prima occasione, le città neutrali di Argo (nemica storica di Sparta) e Corcira si schiereranno con il nemico. Le operazione devono perciò essere il più possibile rapide e risolute. Il comando dell’esercito viene affidato agli efori spartani, nonostante Atene fornisse i 2/3 delle truppe: un piccolo compromesso per mantenere coesa la lega.

Nella tenda degli strateghi gli Efori e Temistocle in persona discutono sulle strategie da applicare. L’esercio Persiano è, a parere di tutti, invincibile se affrontato in battaglie campali ma debole via mare. Un tale esercito, inoltre, ha bisogno di rifornimenti e spalleggiamento continui da parte delle navi di supporto: il colpire la flotta avrebbe scompaginato irrimediabilemente i piani del Gran Re.

La battaglia delle Termopili.

Alla fanteria greca è dunque attribuito il compito di rallentare l’avanzata dei Persiani, per permettere alle veloci triremi ateniesi di cogliere il momento propizio per l’attacco. Settemila fanti comandati dal prode spartano Leonida si schierano al passo delle Termopili, la gola di accesso alle pianure dell’Attica, pronti a scontrarsi con la furia dell’armata persiana. Duecentosettanta triremi ateniesi, intanto, si schierano presso l’Artemision, per evitare che Leonida venga attaccato su due fronti. L’esercito greco resiste tre giorni e tre notti agli attacchi dei Persiani, ma il cedimento dei soldati focesi e la superiorità dei nemici rende la battaglia un massacro senza speranza. Leonida allora prende con se i più fedeli dei suoi Spartiati, circa 300 uomini, e fa ritirare verso l’interno il resto delle truppe, perchè corrano ad Atene e facciano sgombrare la città. I trecento spartiati di Leonida affrontano così il martirio e cadono ad uno ad uno sotto i colpi dei Persiani. Ma il valore di Leonida e dei suoi uomini fa si che l’avanzata persiana sia ritardata quel tanto che basta perchè Atene non si faccia trovare impreparata. L’eroismo di Leonida ha appena cambiato per sempre il destino della Grecia e di tutto l’Occidente.

La battaglia di Salamina.

Atene viene sgombrata e la popolazione trasferita nella piccola isola di Salamina, i Persiani attraversano velocemente l’Attica ma trovano così la città completamente deserta. Serse ordina di appiccare le fiamme alla città: l’ultima dimostrazione della barbara tracotanza che costerà assai cara al Gran Re. Temistocle prende personalmente il comando della flotta e attira Serse e la sua di flotta di grandi navi da guerra nell’angusto braccio di mare che separa la costa attica dall’isola di Salamina. Il Gran Re cade nella trappola e, convinto della forza del suo esercito, si lancia nella baia. Le lente navi persiane cominciano però a ostacolarsi tra di loro e perdono progressivamente libertà di manovra. Le piccole ed agili triremi ateniesi lasciano a questo punto le postazioni ed accerchiano gli impotenti colonnelli persiani. La disfatta della flotta di Serse è totale e senza precedenti.

La battaglia di Platea.

Incombe l’inverno e Serse decide di abbandonare la direzione dell’esercito. Lascia le truppe in Tessaglia e invia il comandante Mardonio a tentare di cambiare le sorti del conflitto. Giunge la primavera e Mardonio marcia nuovamente verso l’Attica. Atene viene sgombrata una seconda volta e lo spartano Pausania guida l’ingente esercito di terra dei greci contro i persiani. Lo scontro avviene a Platea dove, ancora una volta, lo squilibrio delle forze in campo è notevole: i 70000 soldati greci rimanevano di molto inferiori alle truppe nemiche. Mardonio sferra l’attacco in un momento molto sfavorevole ai greci, ancora impegnati a sistemare le linee della difesa. Pausania però non si perde d’animo e riesce a tenere unite le fila del suo esercito: fa schierare le falangi oplitiche e passa al contrattacco. La tecnica greca sovrasta nuovamente l’ingenza delle truppe nemiche e i Persiani, perso il loro comandante, battono in ritirata.

La battaglia di Micale.

I Persiani si rendono conto a questo punto che l’unica strategia possibile era un frettoloso ritorno in patria: le città greche dell’Asia Minore a quel punto avrebbero potuto infatti tagliargli la ritirata e condurli al massacro. La flotta greca intanto costringe quel che rimane di quella persiana a fuggire precipitosamente verso l’Asia. I Persiani vengono però raggiunti presso Micale dove tirano le navi in secco e si rifugiano in un piccolo accampamento militare. In poco tempo i Greci rompono l’assedio e annientano le truppe persiane rimaste.

La fine

La tracotanza di Serse è stata punita, le poleis greche possono tornare alla loro libertà. Il momento più alto della cultura antica è così alle porte: dalla vittoria sui persiani nascerà la grande Atene di Pericle. Il V secolo passato alla storia per l’arte, la cultura, lo splendore. Ne nascerà il pensiero filosofico, la tragedia, la commedia, la grande poesia e lo splendore immortale della città simbolo della democratica. L’essenza stessa della cultura occidentale, che ancora oggi orgogliosamente ci affanniamo a proclamare, fu permessa dal sacrificio e dall’eroismo degli uomini di Leonida.

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