LA CIVILTA CRETESE

LA CIVILTA CRETESE

LA CIVILTA CRETESE


La civiltà cretese (detta anche “civiltà minoica”) si sviluppò lungo le coste e nelle isole dell’Egeo dal II millennio al 1400 a.C. e prende il nome dall’isola di Creta, dove gli scavi archeologici, in epoca moderna, hanno portato alla luce le testimonianze più rilevanti di questa civiltà. Due grandi città, Knosso e Festo, si dividevano, inizialmente, il territorio dell’isola, che venne poi unificato sotto il dominio di Knosso.

La civiltà cretese si basava prevalentemente sull’agricoltura, grazie al fertile suolo del’isola che produceva olio, grano e vino in abbondanza, e sul commercio marittimo.
Dotata di una potente flotta e governata da sovrani amici fra loro, Creta godeva di prosperità e pace che, grazie anche ad un
florido commercio con altre città della Grecia, dell’Egitto e della Siria, le consentirono di arricchirsi in modo considerevole.

Era un’isola fertile, dove si coltivava grano, orzo e una cospicua varietà di spezie, come la menta, il sesamo e il finocchio selvatico, vi crescevano gli ulivi e i fichi, le api davano un ottimo miele (lo « zucchero » del mondo antico, che sin dalla preistoria serviva a dolcificare cibi e bevande), il bestiame forniva pelli, latte e formaggio.

Alcuni di questi prodotti venivano esportati su larga scala; in cambio i Cretesi acquistavano rame, stagno, oro, argento, avorio, le materie prime che venivano lavorate dagli artigiani locali e spesso riesportate sotto forma di prodotti finiti. La loro abilità commerciale era famosa quanto quella degli abitanti di Biblo o di Ugarit; e in entrambi i casi abilità mercantile significava anche pirateria. Tra il commercio e la razzia il mondo antico non faceva molta differenza.

Una civiltà pacifica e ricca di arte

La popolazione viveva in numerosi villaggi e in una decina di città costruite in prevalenza lungo le coste, come Cnosso, Mallia, Gournià.
Le città cretesi erano prive di mura, forse perchè il
mare proteggeva gli isolani da pericoli esterni e rari erano i conflitti interni. Nelle città più importanti sorgevano i palazzi che, oltre ad essere la residenza del re, erano anche il centro delle attività economiche, con i loro grandi magazzini per la raccolta del cibo, le botteghe artigianali, gli archivi, gli spazi teatrali dove si svolgevano cerimonie pubbliche.
La presenza di diversi palazzi dimostrerebbe che l’antica società
minoica era divisa in piccoli regni indipendenti, ognuno retto da un sovrano, tra i quali il “minosse” di Creta doveva avere un ruolo preminente.

Il palazzo non aveva nulla della fortezza, segno che i suoi proprietari si sentivano sicuri, e non ospitava solo re e regine, principi e principesse, ma anche una folla di artigiani, tintori, carpentieri, mobilieri, orafi; e in più filatrici, tessitrici, magazzinieri, operai. I palazzi erano composti di numerosi saloni, stanze, terrazze, scalinate, giardini. In essi trovavano sede gli uffici dell’amministrazione e della corte, i depositi dei viveri, i magazzini dei prodotti destinati al commercio. Erano, nello stesso tempo, residenze dei re e templi religiosi. Nessun muro chiudeva il palazzo cretese e nessuna fortificazione lo difendeva: l’architettura dell’edificio si adattava in modo quasi naturale all’ambiente e all’andamento del terreno. Le pareti erano splendidamente decorate con affreschi dai colori vivacissimi che mostrano scene gioiose di vita quotidiana, raffigurata con grande spontaneità e nella quale la natura ha un posto di tutto rilievo. Sulle pareti del palazzo di Cnosso sono affrescate processioni religiose o scene di donne che partecipano a feste. Abbiamo anche una rappresentazione di una giostra con il toro, un’audace prova di abilità consistente nell’evitare con un salto acrobatico la carica di un toro, simbolo di fertilità, potenza e ricchezza. Altrettanto preziosa e raffinata fu l’arte della ceramica cretese. Vasi lavorati con estrema abilità, decorati a colori con disegni geometrici o figure di animali o di fori e piante, venivano prodotti ed esportati dappertutto, dall’Egitto alla Grecia, all’Asia Minore e alla Mesopotamia.Ma sicuramente i pittori dovevano avere un posto importante.

Evans, nel suo lavoro di ricostruzione, si è sforzato di far rivivere gli splendidi dipinti che decoravano ogni sala. Si trattava quasi sempre di affreschi: i colori venivano stesi sulla parete ancora fresca di intonaco. (La stessa tecnica che useranno migliaia di anni più tardi Raffaello e Michelangelo).

Raggiunta la perfezione in questa tecnica, i pittori cretesi si specializzarono in un vero e proprio capolavoro di virtuosismo: l’affresco a rilievo.

L’immagine era modellata con più strati di stucco, sull’ultimo dei quali era steso il colore. Questo ci dà un’idea della bellezza dei dipinti, che rappresentavano scene religiose ma anche la vita di corte o dei campi, paesaggi marini, fiori e animali. I colori più usati erano il rosso e l’azzurro (considerato beneaugurante). Come nell’arte egiziana, i corpi degli uomini erano dipinti di rosso, mentre quelli delle donne di bianco e tutte le figure venivano rappresentate di profilo. E’ proprio da tutti questi affreschi che sono state ricavate tante informazioni sulla vita di Creta.

Gli spettacoli e gli sport
Accanto al palazzo di Cnosso si trovava un teatro con gradinate che potevano contenere circa 500 persone e con al centro uno spiazzo dove avvenivano le feste e i giochi a carattere religioso.

Uno dei giochi più singolari, affrescato anche in un dipinto del palazzo, era la cosiddetta “giostra dei tori“, uno spettacolo acrobatico eseguito in coppia da un giovane e da una giovane. Quando il toro veniva fatto entrare nel teatro e caricava, il giovane doveva essere pronto ad afferrarlo per le corna e, sfruttando il colpo di testa dell’animale, doveva eseguire un salto mortale così da trovarsi in piedi sulla schiena del toro; poi effettuava una capriola all’indietro in modo da ricadere sulla sabbia dell’ arena aiutato dalla giovane che stava dietro al toro.
Altri sport praticati dai giovani cretesi erano la corsa, il tiro con l’arco ed il pugilato.

La fine della civiltà minoica

Sulla fine della iviltà cretese c’è stato il mistero per tanto tempo. Due sono comunque le ipotesi prevalenti:

la conquista violenta da parte dei micenei

una devastante eruzione vulcanica.

Descrizione della prima ipotesi

Gli scavi archeologici a Creta furono iniziati nei primi anni del Novecento dall’archeologo inglese Evans. Vennero riportati alla luce i grandi palazzi, a cominciare da quello di Cnosso, e i prodotti di un artigianato prezioso e raffinato: vasi, unità di misura e di peso, oggetti d’argento e d’oro lavorati, armi, sigilli di anelli, tavolette scritte. Grazie a questi scavi, si poté scoprire tra l’altro che i Cretesi utilizzavano un sistema di numerazione decimale e una scrittura con vocali e consonanti già simile a quella greca. Inoltre furono rinvenuti molti oggetti d’origine assiro-babilonese, egizia e fenicia, a dimostrazione degli intensi scambi commerciali intrattenuti dalla popolazione dell’isola con le civiltà vicine. Tuttavia ben poco sappiamo ancora oggi sul motivo per cui tale civiltà, verso il 1450 a.C., improvvisamente crollò. Certamente l’isola fu invasa da più popoli; l’ultima invasione, appunto intorno al 1450 a.C, fu quella degli Achei, provenienti dalla città greca di Micene. Questi avvenimenti segnarono la fine di una grande civiltà. Creta non fu più in grado di riprendersi, ma gran parte della sua tradizione e della sua cultura furono raccolte dalla vicina Grecia.

Seconda ipotesi

Abbiamo detto che la civiltà cretese o minoica si sviluppò dal II millennio al 1400 a.C. circa. Poi quella civiltà scomparve, in poche ore, cancellata dall’eruzione di un vulcano della vicina isola di Santorini.

In antico “Santorini” veniva chiamata “la bellissima”. Era anche chiamata “l’isola circolare”, mentre oggi appare divisa in tre parti. Fra la maggiore, l’isola vera e propria, e le due più piccole c’è un “buco” riempito dal mare. Infatti qui sorgeva una cima vulcanica, alta forse 1600 metri. All’ incirca nel 1400 a.C., dopo una serie di scosse, il vulcano esplose con una violenza inaudita. La cosa più impressionante fu che, quando il vulcano esplose, una grande parte dell’isola sprofondò, lasciando appunto un “buco”, occupato dal mare. Enormi quantità di detriti e ceneri furono scagliate ad incredibili distanze.

Il Minotauro

Una leggenda narrava che il fondatore della monarchia era stato Minosse che, per punizione divina, aveva avuto per figlio un mostro dal corpo di uomo e dalla testa di toro, il Minotauro. Per nasconderlo alla vista degli uomini, Minosse aveva fatto costruire un palazzo così complicato che nessuno, una volta entrato, poteva uscirne: il labirinto.

Come spesso accade, alcuni elementi di questa leggenda trovano riscontro in molti aspetti dell’arte e del costume cretese.
Il toro, ad esempio, aveva certamente un’importanza rilevante nella religione dell’isola, dove tra l’altro si organizza
vano annualmente giochi rituali ancora più rischiosi delle odierne corride: branchi di tori venivano radunati in un’arena e uomini e donne volteggiavano e danzavano in mezzo agli animali inferociti. La presenza di questa divinità animalesca – che simboleggiava contemporaneamente la fertilità e la potenza regale – è uno dei tanti tratti che i Cretesi avevano in comune con l’Egitto, un paese che distava dall’isola solo cinque giorni di navigazione e che, sin da epoche molto antiche, fu certamente lo sbocco principale dei loro traffici.

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