IL PENSIERO CONTRORIVOLUZIONARIO

 

IL PENSIERO CONTRORIVOLUZIONARIO

IL PENSIERO CONTRORIVOLUZIONARIO

Con la caduta di Napoleone, il vento rivoluzionario sembra ormai completamente esaurito e il Congresso di Vienna che segue la sua sconfitta ripristina in Europa gli antichi poteri. Nasce nel 1815 la “SANTA ALLEANZA” tra Austria, Russia e Prussia, le quali si propongono di rappresentare un organismo sovranazionale che si faccia garante dell’ordine in Europa. Essa è sorretta, nella sua ideologia, dagli scritti che esaltano il ritorno alla tradizione e combattono gli ideali della rivoluzione francese. Ma più che altro il pensiero controrivoluzionario è ispirato dal testo “Riflessioni sulla rivoluzione in Francia”, dell’inglese Edmund Burke, scritto addirittura nel 1790. In realtà, da inglese, Burke non appoggia certo il potere assoluto, ma uno moderato in cui i poteri del re siano controbilanciati da una rappresentanza dei ceti più ricchi. Tuttavia la sua opera è utile per celebrare la restaurazione dopo la paura rivoluzionaria. Burke sostiene che l’errore della rivoluzione sia stato il voler fondare un ordine sul nulla, su valori astratti, specie quello dell’UGUAGLIANZA. Gli uomini, per Burke, sono infatti naturalmente e storicamente diversi, e non possono perciò volere un governo che cancelli le gerarchie, le quali conferiscono valore. Inoltre, approvando l’uguaglianza si apre la strada alla plebaglia. Le sue idee, dunque, sono decisamente conservatrici. Queste idee influenzano anche lo scrittore, ambasciatore e ministro dei Savoia DE MAISTRE, che vede la storia come integrale creazione di Dio. In essa ciò che all’uomo pare ingiusto è dunque una punizione di Dio per i peccati dell’umanità. La rivoluzione pretendeva, per de Maistre, di sostituire la volontà umana a quella di Dio, il quale si era allora vendicato col “terrore”, e poi con la guerra. Per evitare che tutto questo si ripeta ci vogliono dunque volontà generali che si impongano su quelle individuali, come la MONARCHIA ASSOLUTA. La monarchia deve essere poi sottomessa al Papa, la cui autorità deve essere principalmente di carattere morale: guai a coloro che rinnegano l’autorità ecclesiastica (come i rivoluzionari o gli illuministi)! Nel mondo germanico la società è definita come un organismo che funziona solo se ognuno rispetta il ruolo che gli spetta: occorre ci sia chi comanda e chi ubbidisce, per cui la monarchia assicura anche l’individualismo. Molti intellettuali cominciano a vedere la storia come una lotta tra BENE e MALE (passato e lotta al passato). Secondo quest’ottica la rivoluzione francese appare come un complotto delle forze del male su un popolo ignorante. Di questo vengono accusati gli illuministi ed i massoni. Di tutto questa nuova ideologia è artefice il gesuita BARRUEL, che vede nei giacobini i continuatori della massoneria illuminista.


LA RIVINCITA DEL CLERO E DELL’ARISTOCRAZIA:

La fine della rivoluzione comporta un programma, da parte del clero, di RICRISTIANIZZAZIONE, ruotante soprattutto intorno al tema dell’educazione scolastica. La scuola, compromessa dai piani rivoluzionari che l’avevano resa pubblica, resta dunque al clero, tranne le superiori, che sono gestite e amministrate dallo stato, anche se sono presenti forti tendenze religiose.

Nasce inoltre la convinzione che l’ “ALTARE SIA SOSTEGNO DEL TRONO”. Anche nel ramo penale vengono condannati l’ateismo, il vilipendio alla religione e il sacrilegio. Ritorna così anche l’INTOLLERANZA RELIGIOSA, circoscritta più che altro nell’area di influenza cattolica. In Spagna viene così ricostituito il tribunale dell’Inquisizione e in Italia e in Spagna riprendono le discriminazioni verso gli ebrei. Nei paesi generici c’è invece tolleranza, poiché abituati da tempo alla convivenza fra diverse confessioni religiose. Con la fine della rivoluzione, avviene anche il rientro in Francia dei nobili emigrati, che riacquistano parte dei privilegi, cariche pubbliche, territori persi o ammende di denaro. Viene ripristinato anche il MAGGIORASCO, soppresso invece dalle leggi napoleoniche, tramite il quale i grandi patrimoni non posso più essere frazionati con l’eredità. Anche se la nobiltà non riacquista interamente ciò che ha perso, tuttavia essa riacquista in tutta Europa prestigio e d autorità. Degno di interesse è il fenomeno dell’aumento della nobiltà: sono i NOBILI DI DENARO, che, appartenenti alla alta borghesia, comprano i titoli dai monarchi che hanno bisogno del loro appoggio.


LE SOCIETA’ SEGRETE:

Anche se in seguito al Congresso di Vienna è stata attuata in tutta Europa la “restaurazione”, le idee democratiche liberali della rivoluzione francese continuano a vivere, affidate ad iniziative clandestine: tra il 1815 e il 1830 nascono infatti le SOCIETA’ SEGRETE. La MASSONERIA è la più tradizionale di queste società. Essa ha avuto un ruolo determinante nello scoppio della rivoluzione francese, ma ne è stata anche spiazzata, perché la nobiltà, che ne aveva in mano la direzione, non aveva saputo farsi guida della rivoluzione, e in seguito era stata sciolta dai borghesi, i quali avevano preferito operare alla luce del sole, nei club o nelle assemblee. Dopo la restaurazione (e in realtà ancor prima, in epoca napoleonica), le logge si riorganizzano di nuovo, ma con molte difficoltà, sebbene l’anticlericalismo che la caratterizza da sempre la renda una forte avversaria della restaurazione. Significato politico ha invece un’altra società segreta: la CARBONERIA, il cui nome deriva dal carbone (poiché accendendosi si illumina), al cui commercio si ispira il suo linguaggio, noto ai soli affiliati (per fare un esempio, il termine “vendita” significa “riunione”). Sorta a Napoli, la carboneria si estende poi in molti altri stati. E’ modellata secondo la massoneria organizzata in modo piramidale, ed il nerbo è costituito dagli ufficiali che in Italia e in Francia hanno combattuto nell’esercito napoleonico, e in Spagna contro Napoleone. L’obiettivo è però lo stesso: la costituzione da parte delle monarchie assolutistiche e la nascita di un esercito nazionale. Le rivendicazioni sono dunque contro l’assolutismo delle monarchie mediante un’insurrezione preparata nella clandestinità da piccoli gruppi di congiurati che codono dell’appoggio popolare. Tuttavia la carboneria soffre di isolatezza, sia per l’eccessiva segretezza, sia per l’indifferenza ai problemi dei ceti più poveri. Un’altra presenza importante tra le associazioni cospirative sono le ASSOCIAZIONI FONDATE DA FILIPPO BUONARROTI.

Buonarroti, esponente di vertice nella “Congiura degli uguali” del 1796, era stato in prigione per qualche tempo, e poi, liberato, aveva vissuto, nel periodo napoleonico, all’estero, dove aveva scritto un libro sulla congiura alla quale aveva preso parte. Il mito di Babeuf si diffonde ed ispirano le società buonarrotine, che si rifanno ad ideali comunisti. Queste società non esistono in quei paesi dove la libertà è garantita dal costume politico (come l’Inghilterra) e durano invece di più laddove la diffusione di idee contrarie all’assolutismo vengono maggiormente represse.


INGHILTERRA POST-NAPOLEONICA:

Durante il periodo napoleonico e anche in seguito, durante la restaurazione l’Inghilterra mantiene un orientamento conservatore, in opposizione alla Francia rivoluzionaria e alle sue idee progressiste e in favore invece dei valori della tradizione impersonati dai lords e dalla grande proprietà terriera. Ecco il motivo per cui l’Inghilterra aderisce inizialmente alla “Santa Alleanza”. Essa nasce nel 1815, tra Austria, Russia e Prussia, le quali si propongono di rappresentare un organismo sovranazionale che si faccia garante dell’ordine in Europa. L’Inghilterra vede la Santa Alleanza come un insieme di “SUBLIMI SCIOCCHEZZE”, ma essa è pur sempre uno strumento di ordine internazionale, preferibile comunque al disordine rivoluzionario. Ben presto, però, tornano a galla in Inghilterra gli schemi progressisti, che vorrebbero tra l’altro un SUFFRAGIO UNIVERSALE e non riservato solo ai più abbienti. Portavoce di questa nuova tendenza è la rivista “Westminster Review”. Ne sono fondatori Bentham e Mill, sostenitori del radicalismo. Essi sostengono il principio che la legislazione debba la maggior utilità al maggior numero di cittadini, pertanto essi devono avere il diritto di scegliere i rappresentanti delegati all’approvazione delle leggi. Bentham afferma anche che dal diritto di voto debbano essere esclusi i militari –in quanto soggetti al volere degli ufficiali-, mentre secondo Mill le donne in quanto condizionate dai mariti. In campo economico, invece, David Ricardo sostiene che il reddito nazionale si divide in tre forme conflittuali tra loro: RENDITA AGRARIA (proprietari terrieri), PROFITTO (imprenditori) e SALARIO (operai). Secondo Ricardo, ciò che maggiormente ostacola il progresso industriale è la rendita fondiaria. La spiegazione è che quando c’è tanta popolazione (quale è la situazione in Inghilterra) i salari non salgono più di quanto siano disposti ad aumentarli gli industriali, poiché esistono sempre disoccupati disposti a lavorare con basse retribuzioni. Tuttavia aumenta la richiesta alimentare, incrementando così il valore dei terreni. Pertanto in queste condizioni, la rendita agraria può aumentare più dei profitti, e quindi attirare capitali dall’impresa alla proprietà terriera, frenando così lo sviluppo industriale. Per contrastare le tendenze del mercato, ma sostiene invece il principio dell’autonomia dell’iniziativa economica dallo stato. Occorre perciò indebolire il potere che i proprietari terrieri hanno in parlamento e presso il governo.

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