I ROMANZI DI LUIGI PIRANDELLO

I ROMANZI DI LUIGI PIRANDELLO

I ROMANZI DI LUIGI PIRANDELLO


L’irrimediabile solitudine dell’uomo contemporaneo, la frantumazione dell’identità del personaggio e l’insanabile contrasto tra apparenza e realtà sono i temi principali dell’opera letteraria di Luigi Pirandello che nei suoi romanzi scardina la struttura narrativa ottocentesca attraverso la moltiplicazione del punto di vista e la continua rottura della linearità del racconto. Il protagonista e io narrante mentre racconta la vicenda riflette continuamente sugli eventi e li commenta, creando un effetto narrativo straniato e ammiccante al lettore.

Il fu Mattia Pascal, ad esempio, operò un radicale scardinamento delle regole del naturalismo ottocentesco. Al racconto impersonale e oggettivo di un narratore onnisciente venne sostituita la narrazione in prima persona di un narratore dubbioso e autoironico, non solo incapace di distinguere tra realtà e apparenza, ma addirittura incerto della propria identità. In questo senso Mattia Pascal è il capostipite dei personaggi “pirandelliani”: vittima impotente della casualità degli eventi, privo di un’identità definita, scopre l’impossibilità di realizzare la propria aspirazione alla felicità e infine dichiara esplicitamente l’inconoscibilità della verità.

Il romanzo narra la singolare vicenda di Mattia Pascal che, cercando una momentanea evasione da un matrimonio fallimentare e dal noioso impiego nella biblioteca di un centro di provincia, arriva a Montecarlo, dove vince una grossa somma al gioco. Per caso apprende dai giornali la propria morte: la moglie, i parenti e gli amici lo hanno riconosciuto nel cadavere di uno sconosciuto trovato in un canale. Decide allora di approfittare della situazione e di costruirsi una nuova identità e una nuova vita. Si inventa il nome di Adriano Meis, si costruisce un passato plausibile e si stabilisce a Roma, dove pian piano gli si ricrea attorno la rete dei rapporti sociali, gli amici, i nemici, l’amore. Presto però si rende conto dell’impossibilità di esistere al di fuori di ogni legge: non può trovarsi un lavoro, non può far valere i propri diritti, non può abbandonarsi con sincerità al sentimento amoroso né difendere la donna amata. La sua libertà senza anagrafe non serve a nulla, perché rimane sempre un morto, e come vivo è un clandestino. Tenta quindi di riacquistare la sua primitiva identità, simulando il suicidio di Adriano Meis. Ma, tornato al paese natale, scopre di essere ormai un estraneo per i compaesani e per la moglie, che si è felicemente risposata. Non gli resta quindi che sopravvivere a se stesso adattandosi a non essere altro che “il fu Mattia Pascal”!

Uno nessuno e centomila” è il romanzo emblema del pensiero pirandelliano; protagonista è Vitangelo Moscarda, un uomo che un bel giorno inizia a pensare di doversi ricostruire un’esistenza svincolata dai condizionamenti imposti dalla natura e dagli uomini. Per Moscarda l’avventura ha inizio quando un giorno apprende dalla moglie Dida che il suo naso pende verso destra. La frase, buttata lì per caso, banalmente, sarà come un cerino acceso caduto in un deposito di esplosivo. L’esistenza di Vitangelo ne sarà sconvolta; tutta la realtà in mezzo a cui egli per ventotto anni era comodamente vissuto “senza urti e senza sorprese”, si dissolve come per sortilegio. Guardandosi allo specchio, si accorge anche di avere le sopracciglia come due accenti circonflessi e le orecchie attaccate male, una più sporgente dell’altra. Ciò che lo colpisce non è tanto l’avere dei difetti, ma il fatto di non essere stato fino ad allora, per la moglie e per gli altri, quello che lui credeva di essere. Ecco che incomincia così una meditazione sulla vita che lo porterà alla follia. Chi è in realtà Vitangelo Moscarda? Ci sono tanti Moscarda quanti sono quelli che lo vedono, quante sono le relazioni, i casi e le circostanze di ciascuno. Moscarda tenta l’allucinante ricerca di questo se stesso, per coglierlo nella sua spontaneità, nella sua espressione prima. Parte, quindi, alla volta di un’impresa disperata: è come volere scavalcare la propria ombra. Per sé, Vitangelo Moscarda è nessuno. Ognuno è, infatti, essenzialmente un “essere per l’altro”. Consapevole, poi, che ciascuno di noi si immagina diversamente di come lo vedono gli altri, fa il tentativo di osservare l’immagine di lui stesso allo specchio come se il corpo riflesso non appartenesse a lui. In altre parole, si propone di distruggere il vecchio se stesso, quello condizionato dalla nascita, dall’educazione, dall’ambiente. Inizia a guardarsi e si stupisce di essere così. Non si è mai conosciuto veramente. I suoi capelli possono essere biondi, bianchi o neri, non cambierebbe nulla lo stesso. Sente antipatia per quella sua immagine allo specchio che non è nulla, niente per Moscarda! Tutti potrebbero prendere quel corpo lì, per vederlo in un modo o in un altro secondo il proprio umore. Si pone quindi come secondo obiettivo quello di distruggere le forme o immagini che gli altri si sono fatti di lui e prende una serie di iniziative che appaiono in contrasto coi criteri di una sana amministrazione e gli procurano un attestato di pazzia da parte della moglie, dei soci d’affari e degli amici. Interdetto dai familiari, abbandonato dalla moglie, finisce in un ricovero per vecchi da lui stesso fondato con berretto, zoccoli e camiciotto turchino.

Egli rifiuta le centomila forme che gli altri arbitrariamente gli attribuiscono, preferisce annullarsi come persona, vivere senza alcuna coscienza di essere, come una pianta o una pietra, non più tormentato dal pensiero.

Uno dei principali temi trattati nel romanzo è quello della solitudine. Egli considera la solitudine in maniera molto particolare, infatti afferma che è possibile essere soli se ci si trova in un ambiente in cui non vi sono presenti altre persone o cose con cui si ha qualche rapporto. Secondo Pirandello, poi,, le persone non sono sempre come appaiono e tantomeno non sono le stesse per tutte le persone che le circondano. Una persona può essere per se stesso nessuno, per una persona in particolare uno, ma per la gente può essere centomila, cioè per ogni persona che conosce é una persona diversa e ben distinta. Per questo una persona, come é capitato a Moscarda, rischia di non essere più se stesso, ma solamente la somma delle opinioni altrui.

Le considerazioni fondamentali che Pirandello fa sono quelle sul tempo e sulla vanità della vita. Secondo lui, non possiamo mai prendere in considerazione un attimo della nostra vita, come non possiamo fermare una nostra immagine allo specchio, perché per fare ciò dovremmo fermare la nostra esistenza. Perciò la vita si muove in continuazione e non può mai veramente vedere se stessa.

La tragedia di Pirandello, che fa vedere nelle sue opere, è nel -vedersi vivere-, cioè i personaggi sono come se uscissero da se stessi per vedersi dal di fuori come se fossero altri e per vedere il contrasto tra la vera realtà, tra la vera vita e la maschera (falsità) che ci mettiamo per vivere in società. Quindi, riprendendo il concetto iniziale, per Pirandello, il mondo è basato su di un contrasto tra -la vita-, che è un continuo movimento e cambiamento, e la -forma- che è una specie di sistema sociale, di legge esterna, in cui l’uomo cerca di fermare e di fissare la vita; per questo l’uomo è prigioniero di queste forme, di questi schemi sociali in cui si rinchiude o da se stesso o per opera della società. A volte può succedere che qualcuno voglia abbattere queste forme e cercare la vera vita e accorgendosi di non poter cominciare a comunicare con gli altri si sente solo e così secondo Pirandello, l’uomo, quando si accorge di questi contrasti non ha altra via di uscita che il delitto o il suicidio, oppure fingersi pazzo ed esprimere liberamente le sue idee o ancora accettare tutto rassegnato. Quindi i personaggi desiderano raggiungere la libertà anche se è difficile riuscirci. In questi concetti vediamo il problema dell’alienazione dell’uomo moderno; quindi le opere di Pirandello sono come una denunzia e una ribellione contro tutto il sistema sociale che frena la libertà dell’uomo. I suoi personaggi sono sempre tragici e sono definiti -maschere nude- perchè prive di una vera realtà, che nascosta dentro di loro, tranne quella che appare fuori all’esterno agli altri (falsa, maschera) e ci fanno capire che la vera realtà dello spirito, se c’è, non si può conoscere mai.

Precedente POETICA DI LUIGI PIRANDELLO Successivo RIASSUNTO LA PATENTE PIRANDELLO