I LONGOBARDI

I LONGOBARDI

I LONGOBARDI


LONGOBARDI e la rottura dell’unità politica dell’Italia

I Longobardi erano un popolo germanico originario della Scandinavia che nel 568 giunse in Italia attraverso il Friuli, sotto la guida del re Alboino. I longobardi non avevano concordato con l’imperatore il loro spostamento, ne fu attuato il principio dell’hospitalitas, e così si presentavano come una vera dominazione straniera. L’esercito si articolava in gruppi di guerrieri appartenenti a famiglie sotto la guida dei loro duchi. Il corpo di spedizione che si spinse più a sud fu quello del duca Zottone, il quale nel 571 raggiunse Benevento penetrando negli Abruzzi. Queste conquiste però erano prive di continuità con il grosso dei territori longobardi, che erano concentrati in Piemonte, nel Friuli, nel Trentino e nella Toscana. Infatti i Bizantini riuscirono a mantenere il controllo di gran parte della Romagna, e per qualche tempo ancora Sicilia, Sardegna, Corsica e gran parte della Calabria. L’incompletezza della conquista

non fu provocata solo dalla capacità di resistenza dei Bizantini. Vi contribuì anche lo spirito di autonomia dei duchi, i quali dopo la scomparsa di Alboino (572), e del suo successore Clefi (574), rinunciarono per ben dieci anni a darsi un nuovo re. È il periodo della cosiddetta anarchia militare (particolarismo ducale in cui i duchi governano autonomamente su un territorio) e durante qst xiodo la presenza dei longobardi si consolidò sempre più. Proprio l’Italia fu tra le regioni dell’Occidente quella che ebbe l’impatto più traumatico con il mondo germanico. Oggi comunque si tende a credere che gli sconvolgimenti della conquista siano stati grandi in aree a più forte insediamento longobardo, come ad esempio la Lombardia, l’unica regione italiana che

abbia tratto il suo nome da un popolo germanico. A questo si aggiunge lo sconvolgimento sia delle circoscrizioni amministrative romane sia di quelle ecclesiastiche. A sconvolgere il regolare funzionamento dei vescovadi contribuì anche il fatto che i Longobardi, convertiti da poco dal politeismo al Cristianesimo ariano, mostravano di non avere alcun riguardo per la Chiesa cattolica e di non fare nessuna distinzione tra i patrimoni ecclesiastici e quelli dei privati. Inoltre i Longobardi ebbero come punti di riferimento proprio le città romane, scelsero in generale i siti abitati dai Romani e anche gli stessi cimiteri sorsero per lo più in siti già utilizzati dai Romani.

(l’Italia è divisa in due: Italia Longobarda —> controllo sull’Italia settentrionale, e italia

Bizantina—-> le isole, Liguria, Calabria…) Il 582 segna un momento particolare. Questo xkè il trono bizantino viene raggiunto dall’imperatore Maurizio ke punta alla conquista dei territori longobardi in Italia. I longobardi in qst situazione eleggono Autari ke crea una monarkia longobarda e si fece consegnare dai duchi longobardi metà delle loro terre. Per gestire i beni della corona furono creati dei funzionari: i Gastaldi e i Gasindi. Nel 590 dopo Autari, il potere passò nelle mani di Agilulfo.

La fine del regno longobardo

il battesimo con il rito cattolico, nel 603, dell’erede al trono, Adaloaldo, non comportò però la conversione in massa dei Longobardi, a causa soprattutto della resistenza dei duchi, legati alle tradizioni nazionali. Per tutto il VII secolo così si alternarono re cattolici e re ariani. Tra questi i personaggi di maggiore spicco furono Rotari (636-652), duca di Brescia il quale nel 643 fece mettere per iscritto le antiche leggi longobarde (338 articoli scritti in latino) (editto di Rotari) con lo scopo di salvaguardare le leggi tradizionali del popolo longobardo e riprese con forza la guerra contro i bizantini, conquistando la Liguria, e Grimoaldo (663-671) il quale rese per la prima volta effettiva l’autorità del re sui territori longobardi dell’Italia meridionale. Il più grande dei re longobardi fu però il cattolico Liutprando (712-744). Con lui può dirsi completata:

la conversione del suo popolo al Cattolicesimo

il superamento della divisione etnica tra Longobardi e Romani attraverso l’inserimento dei Romani nella tradizione giuridica dei dominatori.

Liutprando pensò che fosse giunto il momento di completare la conquista dell’Italia, giungendo fino alle porte di Roma, ma Papa Gregorio II gli andò incontro e lo convinse non solo a rinunciare alla conquista della città, ma anche a sgombrare le terre già conquistate dal ducato romano. Nel rinunciare però al castello di Sutri, presso Viterbo, Liutprando lo restituì non all’autorità bizantina, bensì alla Chiesa romana (728). Questa donazione segnava il riconoscimento della sovranità che il Papa esercitava su Roma. Il successore di Liutprando, Astolfo, con un editto del 750, prescrisse il tipo di armatura con cui i liberi del regno, fossero longobardi o romani, dovevano prestare il servizio militare, e ciò sulla base della loro ricchezza e non più dell’origine etnica. Inoltre la conversione al Cattolicesimo si era completata e i vescovi provenivano in gran parte dall’aristocrazia longobarda. Eppure nonostante questo in Italia non si realizzò quella convergenza tra potere ed episcopato. Ma quando non fu più possibile tenere a freno con le parole lo slancio espansionistico della monarchia longobarda, Desiderio, il successore di Astolfo, non esitò a provocarne il tracollo chiamando in Italia i

Franchi, prima con Pipino il Breve (754-756) e poi con Carlo Magno (774).

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