GIUSEPPE UNGARETTI SAN MARTINO DEL CARSO

 

GIUSEPPE UNGARETTI SAN MARTINO DEL CARSO

GIUSEPPE UNGARETTI SAN MARTINO DEL CARSO



VITA: la biografia di Ungaretti la possiamo considerare suddivisa in tre fasi fondamentali, strettamente legati alla sua attività poetica.

– 1 fase: nasce ad Alessandria d’Egitto da genitori toscani, e li vive la sua giovinezza frequentando le scuole superiori- Nel 1912 lascia l’Egitto diretto in Italia, ma va a finire gli studi a Parigi dove frequenta la Sorbina e il College de France. In questa città frequenta soprattutto pittori (Picasso, Modigliani, ecc.) e scrittori (Apollinare, Palazzeschi, ecc) che insieme rappresentano l’avanguardia letteraria e artistica francese e italiana. Due anni dopo torna in Italia per prendere parte alla prima guerra mondiale come volontario. E’ in questo momento che nascerà la sua prima raccolta di poesie “L’Allegria” che verrà pubblicata nel 1925. Sono delle poesie, alle volte brevissime che fissano i suoi dolorosi ricordi della guerra. Quella di Ungaretti è una poesia nuova, pura che aprirà la strada alla poesia del 1900, in particolare all’ermetismo.

  • 2 fase: nel 1928 in seguito ad una crisi religiosa si avvicina alla fede cristiana. Nel 1933 esce una nuova raccolta di poesie “Sentimento del tempo”. Questa è divisa in due parti, nella prima canta l’amore per il paesaggio laziale, mentre nella seconda i temi riguardanti il destino dell’uomo e la civiltà che si spegne. Molte liriche sono dai contenuti molto difficili, e oltretutto scritte secondo una metrica ben precisa, perciò tornando indietro nel tempo e ricalcando le orme di Dante, Petrarca, ecc.

  • 3 fase: nel 1936 Ungaretti ¬ chiamato ad occupare la cattedra di Italiano all’università di San Paolo del Brasile. Accetta ma dopo tre anni gli muore il figlio di 9 anni Antonietto per un appendicite mal curata, E’ un dolore immenso per il poeta che ne rimarrà segnato per il resto della vita scrivendo su questo fatto pagine di immenso dolore. Nel 1942 torna in Italia martoriata dai bombardamenti, di nuovo anche se indirettamente stavolta rivive il dolore della guerra. Terminata la guerra pubblica un altra sua raccolta “Il Dolore”, dove oltre ad affiorare l’angoscia per la morte del figlio, soffre anche tantissimo per l’immane tragedia bellica appena finita. In questa raccolta Ungaretti ritorna a scrivere liriche più aperte e semplici, perciò di più facile interpretazione. Nel 1950 uscirà la raccolta di poesie “La terra promessa”, e nel 1960 “Il taccuino del vecchio”. Scrisse anche molte prose e curò delle traduzioni dallo spagnolo e dall’inglese. Morì a Milano all’età di 82 anni il primo giugno 1970.

L’ERMETISMO: nell’ambito delle avanguardie del primo’900 in Italia si affermò l’ermetismo, una corrente letteraria sorta alla fine degli anni ’20 e che modificò profondamente la poesia, 1 poeti cercarono di evadere da uno stile d’annunziano e dai crepuscolari, per avvicinarsi il più possibile al simbolismo e postsimbolismo francese che stava diffondendo in tutta Europa una poesia pura, giusta, scavata nell’anima, Non più una poesia legata a versi, rime e metrica, ma libera, scarna, generata da un continuo colloquio con se stessi. In queste poesie la parola e’ ridotta all’essenziale e si è svicolati dalle regole grammaticali.

L’ALLEGRIA (1^fase)

E’ la prima raccolta di Ungaretti quella in cui compaiono le liriche più nuove ed originali. E’ divisa in più parti “Prime”, “Il porto sepolto”, “Naufragi”, “Girovago”, “Ultime”. In questa raccolta troviamo tutte le innovazioni portate dall’Ungaretti alla poesia:

– abolisce la punteggiatura lasciando solo il punto interrogativo, Per far fare al lettore una pausa lascia degli spazi bianchi.

– elimina tutte le parole strettamente poetiche, sostituendole con quelle che vengono parlate e capite da tutti.

– sconvolge la sintassi rompendo i “sintagmi”, cioè dei gruppi di parole legati logicamente tra loro, Facendo questo le parole staccate da ogni contesto logico assumono un suo significato attirando su di esse l’attenzione del lettore come vuole il poeta.

– rifiuta le forme metriche tradizionali, infatti scrive con dei versi liberi.

– va contro allo stile di D’Annunzio, dei crepuscolari e de¡ futuristi, usando frammenti di immagini ed espressioni scarne pero vive nell’anima.

– per le sue poesie prende spunto dalla sua vita di soldato durante la prima guerra mondiale:

– le sofferenze patite in guerra.

– la caducità della vita.

– l’angoscia della morte che incombe

– la fratellanza umana.

– la solitudine.

– il dolore.

– il desiderio di pace , di serenità, di sentirsi in armonia con la natura

SAN MARTINO DEL CARSO

COMMENTO: in questa poesia come in quasi tutte quelle di Ungaretti ci sono solo parole essenziali per esprimere grazie ad un ritmo spezzato il senso tragico della distruzione, del paese secondo il poeta più distrutto. Un paesino del Carso, San Martino, viene distrutto dalla furia della battaglia, molti amici sono morti uccisi dalla cannonate, ma ora mentre il poeta ricorda sono ancora tutti vivi nel suo cuore.

ANALISI DEL TESTO: la distruzione di un paesino diventa per il poeta un dolore enorme. E’ una lirica povera di sentimenti, solo con il ricordo il poeta rivive la battaglia, lo strazio e il dolore provato poche ore fa durante la battaglia. La poesia è basata sul parallelo fra il paese ridotto a brandelli dalle bombe e il cuore del poeta straziato dal dolore.

Di queste case

non è  rimasto

che qualche

brandello di muro è una metafora che richiama l’immagine di un corpo lacerato

Di tanti di tante persone

che mi corrispondevano che ricambiavano il mio affetto

non è rimasto non è rimasto

neppure tanto neppure i brandelli dei corpi straziati dalle canzonate

Ma nel cuore ma nei mi. cuore

nessuna croce manca tutti quei morti sono presenti

E’ il mio cuore cuore e paese è un’altra metafora, e vuol dire che ogni croce è presente nella sua mente

il paese più straziato. che ogni brandello di muro gli ricorda quelle strazianti e dolorose ore.

SONO UNA CREATURA

COMMENTO: il San Michele (luogo della poesia) è un monte del Carso ricordato per le sanguinose battaglie combattute durante la prima guerra mondiale, E’ una zona aspra e arida. Formato da rocce porose, la pioggia non ha tempo a toccare terra che già viene assorbita dal terreno permeabilissimo. Simile all’acqua che viene immediatamente assorbita dal terreno è il pianto del poeta, un pianto senza lacrime, un dolore intimo che prosciuga l’anitna. Quasi come se la pace della morte si debba scontare con le sofferenze della vita.

ANALISI DEL TESTO: è una poesia desolata, quasi a rispecchiare il paesaggio del Carso così arido, freddo. Troppo ha sofferto il poeta e la sua anima brucia ancora ma non ha più lacrime per piangere. Il suo dolore lo possiamo paragonare a quella pietra così senza vita. Vivere è uguale a soffrire, la sofferenza è uguale solo con la morte. I versi sono brevi e la immagini ridotte all’essenziale. Questo è uno stile completamente nuovo.

Come questa pietra i due conte (fino all’inizio della poesia e l’altro all’inizio della seconda strofa) stabiliscono un rapporto tra il paesaggio

del San Michele arido e il pianto del poeta che non si vede perché prosciugato dalla sua anima.

così fredda

così dura

così prosciugata prosciugata sta a significare questa terra arida come gli occhi del poeta oramai senza lacrime

così refrattaria refrattaria cioè che respinge ogni forma di vita come il poeta respinge ogni conforto

così totalmente

disanimata Senza nessuna forma di vita

come questa pietra la pietra che non lascia acqua in superficie

è il mio pianto e come il pianto dei poeta senza lacrime

che non si vede il pianto che non si vede cioè essendo, senza lacrime è chiuso nel suo cuore e perciò è più doloroso

La morte la pace che ci aspetta con la morte

si sconta deve essere pagata

vivendo con le sofferenze della vita

SENTIMENTO DEL TEMPO (2^fase)

Nel 1912 a causa di una profonda crisi religiosa Ungaretti si avvicinò alla fede cristiana, questo fatto influì molto su questa II fase. In “Sentimenti del tempo” al contrario di “Allegria” non ci sono più grossi cambiamenti di tipo sintattico, ma si torna al lessico e alla metrica classica. Questa è però la piena maturazione poetica dell’Ungaretti. In questa fase domina l’uomo in pena che si sente sperduto di fronte al mistero dell’esistenza. Queste poesia sono fondate sulla meditazione del tempo che trascorre veloce , sulla morte, sui miti e sui temi astratti.

PAESAGGIO

COMMENTO: questa poesia scritta nel 1920 rappresenta la descrizione di un paesaggio in più momenti diversi della giornata. Però man mano che passa il tempo il paesaggio diventa più triste e questi vengono visti come dei momenti della vita che si consumano in crescente malinconia. Finchè al calare della notte, quando i rumori si allontanano e si rimane soli, l’uomo può mettere a nudo la sua stanchezza e la sua delusione.

Mattina

Ha una corona di freschi pensieri,

splende nell’acqua fiorita.

Meriggio

Le montagne si sono ridotte a deboli fumi e

l’invadente deserto formicola d’impazienze e

anche il sonno turba e anche le statue si turbano.

Sera

Mentre infiammandosi s’avvede ch’è nuda, il

florido carnato nel mare fattosi verde bottiglia,

non è più che madreperla.

Quel moto di vergogna delle cose svela per un momento,

dando ragione all’umana malinconia,

il consumarsi senza fine di tutto.

Notte

Tutto si è esteso, si è attenuato, si è confuso.

Fischi di treni partiti.

Ecco appare, non essendoci più testimoni,

anche il mio vero viso stanco e deluso.

IL DOLORE (3^fase)

Questa fase si ha dopo che il poeta ha perso il figlio di 9 anni in Brasile e in Europa è scoppiata la II guerra mondiale. Ungaretti torna in Italia per assistere a questa immane tragedia. Per lui sono momenti di sofferenza, di angoscia, di paura e di rovina.

NON GRIDATE PIU’

COMMENTO: Sacro è il silenzio delle tombe e sacre sono le spoglie dei morti che dall’aldilà ci parlano con una voce impercettibile. Questa la si può vedere come il fruscio dell’erba che cresce qualora l’uomo non la pesti. Il poeta predica pace tra i vivi e rispetto per i morti. Questa poesia è stata scritta dopo che era stato bombardato il cimitero di Verano a Roma.

Cessate di uccidere i morti,

non gridate più, non gridate

se li volete ancora udire,

se sperate di non perire,

Hanno l’impercettibile sussurro,

non fanno più rumore

del crescere dell’erba,

lieta dove non passa l’uomo


GIUSEPPE UNGARETTI SAN MARTINO DEL CARSO

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