FIRENZE TRA IL 1100 E 1300

FIRENZE TRA IL 1100 E 1300

FIRENZE TRA IL 1100 E 1300

La città di Firenze è costruita sul territorio di un’antica borgata italica. Abbattuta sotto Silla fu ricostruita con il nome di Florentia.
La città assume le caratteristiche del comune dopo la morte della contessa Matilde, sostenitrice del papato. In assenza di un potere centrale in grado di imporre la propria autorità, per la successione dei beni di Matilde, si aggravò la questione della lotta per le investiture.
Firenze, devota ai marchesi di Toscana, sostenitori del papato, fu naturalmente guelfa.
All’orientamento guelfo di Firenze concorsero anche i rapporti che intercorrevano tra la Curia Romana e i mercanti, banchieri e feudatari locali.
Assoggettate Fiesole, Pisa e Siena nel 1125, la politica di Firenze fu mirata all’inglobazione nella città del contado, ancora con organizzazione feudale.
Attraverso le lotte politiche cominciarono a delinearsi le magistrature del comune, indipendenti sia dal potere imperiale che da quello aristocratico e feudale. Grazie alle leghe formate da numerose città toscane, la situazione politica si stabilizzò e diminuì la frammentazione del potere, portando ad un mirabile progresso nei sec. XII e XIII, nei quali il vescovo poté rafforzare la sua giurisdizione, i contadini di origine feudale consolidarono le loro proprietà rurali, i mercanti apersero nuove vie alle loro attività mercantili. Questo sviluppo dell’autonomia e dell’espansione del comune subì un arresto negli anni della politica di Federico Barbarossa, restauratore del potere imperiale nel contado.
Questi riportò numerose vittorie anche contro la città nella battaglia di Legnano.
La posizione di Firenze nel centro della valle dell’Arno e i suoi numerosi sbocchi commerciali portarono la città in posizione di predominio su tutta la Toscana, indebolita dalle incursioni di Federico.
Alla morte di Enrico VI fu riconosciuta l’autonomia della città sebbene questa avesse molti limiti nella sua giurisdizione sul contado.
La città ottenne l’appoggio dl papa riservando a quest’ultimo la prerogativa di riconoscere re, marchesi e duchi.
Nel 1193 la magistratura consolare venne sostituita dal podestà unico.
La città, di orientamento guelfo, impostò una politica espansionistica mirata alla conquista della Toscana “ghibellina”. Federico II di Svevia, in lotta contro i comuni, cercò l’appoggio dei nobili ghibellini, gli Uberti nel caso di Firenze.
Fornito un ingente aiuto militare agli Uberti, la città fu governata fino alla morte di Federico da forze ghibelline.
I Guelfi rimasero al potere per circa dieci anni, fino ad una nuova inserzione di Manfredi, che unito il suo esercito ai ghibellini cacciò i Guelfi e decretò la distruzione di Firenze come unico mezzo per evitare la riconquista guelfa. La proposta fu accettata dalle città toscane che speravano di eliminare una concorrente, ma l’idea fu ben presto abbandonata dopo le proteste degli Uberti.
Alla morte di Manfredi e Corradino la fazione guelfa riprese il potere, ma con l’intento di mantenere la pace, due “frati gaudenzi”, ossia due podestà, uno guelfo, l’altro ghibellino, governarono la città.
Rivelatosi un fallimento, i frati gaudenzi furono cacciati e a governare la città furono esponenti della fazione guelfa.
La costituzione fiorentina fu ancora modificata e a capo del comune furono 14 “buoni uomini”, consigliati da assemblee cittadine.
Dopo pochi anni furono oppresse queste istituzioni e fu costituita la signoria, guidata dai “priori delle Arti”.
Riprese intanto la guerra contro Pisa per il predominio sulla Toscana che portò ad una netta affermazione di Firenze.
Dopo le vittorie di Firenze sulle numerose città ghibelline toscane, nel 1293, le grandi famiglie, tra le quali gli Uberti, furono cacciate dalla città e ci fu l’instaurazione di un esercito adibito alla protezione di Firenze. Le famiglie nobili risposero prontamente all’insurrezione dl popolo con aspri scontri. Alla fine il popolo accettò di far rientrale i nobili a Firenze, che per poter ricoprire delle cariche politiche dovevano essere iscritti ad un’Arte.
Questa serie di lotte portò ad una scissione del partito guelfo nelle due fazioni dei Bianchi e dei Neri.
Erano in contrasto il popolo grasso che appoggiava i Cerchi e l’aristocrazia a favore dei Donati. Il papa Bonifacio VIII, approfittando della momentanea assenza di sovrani tedeschi, intervenne allo scopo di imporre il dominio della Chiesa sulla Toscana. La politica del papa era fortemente appoggiata dai Neri, al contrario i Bianchi tutelavano l’indipendenza del comune e cercavano di contrastare i maneggi del papa. Il legato pontificio Carlo di Valois, mandato a Firenze col pretesto di far da paciere tra le due fazioni, favorì i Neri, e questi nell’autunno del 1302 si impadronirono della città, cominciando persecuzioni contro la parte sconfitta. Dante Alighieri, nel 1302 venne incolpato di baratteria, ossia di corruzione nell’esercizio delle cariche pubbliche, e fu condannato alla pena capitale. Altri esponenti della fazione di Bianchi (Guido Cavalcanti) furono espulsi e banditi dalla città di Firenze.

Lascia un commento