EUGENIO MONTALE PIOVE

EUGENIO MONTALE PIOVE

EUGENIO MONTALE PIOVE


Piove. È uno stillicidio
senza tonfi
di motorette o strilli 1
di bambini.

Piove 5
da un cielo che non ha
nuvole 
2.
Piove
sul nulla che si fa
in queste ore di sciopero 10
generale.

Piove
sulla tua tomba
a San Felice
a Ema 
3 15
e la terra non trema
perché non c’è terremoto
né guerra.
4

Piove
non sulla favola bella 
5 20
di lontane stagioni,

ma sulla cartella
esattoriale,

piove sugli ossi di seppia,

e sulla greppia nazionale. 25

Piove
sulla Gazzetta Ufficiale
qui dal balcone aperto,
piove sul Parlamento,

1 tonfi e strilli appartengono a una quotidianità che il poeta detesta. Anche le lotte sindacali (v10) partecipano di questa complessiva perdita di senso e si traducono in un nulla

2 le nubi da sempre simbolo di pensieri -idee -stati d’animo che passano-fuggono sono assenti: anche il cielo è vuoto

3 nel cimitero di San Felice a Ema, presso Firenze, si trovava la tomba della moglie Mosca e ora anche di Montale

4 par la pace del cimitero si sia estesa a tutta la terra ormai senza sussulti,segnata da un immobilismo sterile

5 la favola bella appartiene ormai al passato mentre il presente non dispone più di alcuna favola: anche la fama poetica dello stesso Montale, propiziata dagli Ossi di Seppia 1925, giace sullo stesso piano della cartella delle tasse e dei maneggi dei politici corrotti (che mangiano alla greppia della economia nazionale)


piove su via Solferino,
piove senza che il vento
smuova le carte 
1.

Piove
in assenza di
Ermione
se Dio vuole,
piove perché l’assenza
è universale
e se la terra non trema
è perché Arcetri a lei
non l’ha ordinato 
2.

Piove sui nuovi epistèmi
del primate a due piedi,
sull’uomo indiato, sul cielo,
ottimizzato, sul ceffo
dei teologi in tuta
o paludati,
piove sul progresso
della contestazione,
piove sui works in regress,
piove
sui cipressi malati
del cimitero, sgocciola
sulla pubblica opinione.
3

Piove, ma dove appari
non è acqua né atmosfera,
piove perché se non sei

è solo la mancanza
e può affogare 
4.

1 nemmeno i simboli dello stato (la Gazzetta Ufficiale che raccoglie le sue leggi, il Parlamento che le emana) si sottraggono alla uggiosa immobilità scandita dalla pioggia; né acquista senso via Solferino, dove c’è la sede del Corriere della Sera, presso la quale il poeta lavorava in quegli anni con zelo ma senza entusiasmo.

2 Non ci sono più muse ispiratrici, vuole sottolinea l’irrisione del sogno estetizzante di D’Annunzio; il dominio della scienza (qui simboleggiato da Arcetri, collina presso Firenze dove ha sede l’Osservatorio astronomico nazionale) coincide con la scomparsa dell’immaginazione (l’assenza è universale) e con un controllo sulla natura tanto ferreo che pare in grado di determinarne i fenomeni.

3 Qui attacca le teorie dell’antropologia culturale; uomo che si sente Dio e il cielo ominizzato si riferiscono alle imprese spaziali 21-07-1969 discesa sulla luna; con i teologi in tuta e paludati si allude alle due chiese allora dominanti in Italia quella comunista e quella cattolica; il mito del progresso viene ribaltato ironicamente nel progresso della contestazione con riferimento alle contestazioni del ‘68; l’anglismo “work in progress” usato dalla critica letteraria e artistica x indicare opere di carattere metaletterario incompiute viene capovolto in work in regress; nel cimitero i cipressi sono malati per l’inquinamento. La pubblica opinione alimentata solo dai mezzi di informazione resta inerte a ricevere passivamente lo sgocciolio della pioggia.

4 Nella ultima strofa il pensiero ritorna alla moglie morta: sono la solitudine e la mancanza di lei, che si traduce in mancanza assoluta, a far piovere sul mondo rischiando di farlo affogare: ma se la mancanza è assoluta, è solo la mancanza ad affogare, mentre dove è ora Mosca non c’é acqua né atmosfera..

Precedente GIUSEPPE UNGARETTI 1888-1970 Successivo ERMETISMO