ENEIDE PROEMIO

 

ENEIDE PROEMIO

ENEIDE PROEMIO


(Tratto da D. Ciocca, T. Ferri, Narrami o Musa, Mondadori, Milano, 1999)

Canto le armi e l’uomo che per primo dalle terre di Troia
raggiunse esule l’Italia per volere del fato e le sponde
lavinie, molto per forza di dei travagliato in terra
e in mare, e per la memore ira della crudele Giunone,
e molto avendo sofferto in guerra, pur di fondare
la città, e introdurre nel Lazio i Penati, di dove la stirpe
latina, e i padri albani e le mura dell’alta Roma.


Parafrasi


Canto le armi e l’uomo che, partendo dalla città di Troia, per primo /
raggiunse l’Italia, trasformato in esule dal volere del fato, e raggiunse
le terre / del re Lavinio, dopo aver sofferto a lungo per volere degli
dei in terra / e in mare, e per la rabbia della crudele Giunone, / e
molto ebbe da soffrire a causa della guerra pur di dare vita / alla città
e introdurre nel Lazio gli dei Penati, da dove ebbe origine la stirpe /
latina, i padri abitanti dei colli albani e le mura alte di Roma.

1. Giunone: la dea aveva in odio Enea perché causa della sofferenza e della morte di
Didone, regina di Cartagine e protetta di Giunone. Inoltre, tra tutte le città della terra,
la sposa di Giove prediligeva più di ogni altra proprio Cartagine. Il destino della
città, però, era di essere distrutta da un discendente di Enea: sapendo anche questo,
l’odio della dea nei confronti dell’esule troiano era immenso.
2. Penati: dei minori che, secondo la tradizione culturale romana, rappresentavano gli
antenati protettori della città e della famiglia.

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