CIRENI

 

CIRENI

CIRENI

Le regioni orientali della Libia sono una delle culle della civiltà greca nel Mediterraneo. Qui, fondata da esuli dell’isola di Thera, l’odierna Santorini, sorse quasi sette secoli prima di Cristo, Cirene, città cantata dal poeta Pindaro. La colonizzazione greca modellò la storia antica di queste terre: i greci costruirono città, porti, approdi; crearono un piccolo impero mercantile; si fusero con i Libi; dettero vita a importanti scuole di matematica, di filosofia, di astronomia.
Gli atleti di Cirene gareggiarono e vinsero nelle più antiche olimpiadi della storia dell’umanità. Racconti mitologici assicurano che dove sarebbe sorta Bengasi, si trovavano i giardini delle Esperidi, le giovani ninfe, figlie dell’Oceano e della Notte, che custodivano l’agrumeto dei pomi dorati, regalo per le nozze di Zeus ed Era.

La Cirenaica, dopo il declino del predominio greco, legò i suoi destini all’Egitto dei Tolomei prima di cadere sotto l’influenza di Roma. Le sue città, Berenice (la futura Bengasi), Tocra, Tolemaide, Apollonia, costituirono, con Cirene, una solida confederazione, la Pentapolis cirenaica. I bizantini lasciarono tracce preziose del loro rapido passaggio: basiliche isolate su alte scogliere o romiti solitari dove vennero murati mosaici sorprendenti. Il paesaggio della Cirenaica è dolce o aspro allo stesso tempo. Gradoni successivi si alzano da una costa rocciosa: il jebel al-Akhdar, la Montagna Verde, è una delle regioni più fertili della Libia, una terra quasi rigogliosa anche se le sue brevi pianure sono interrotte da canyon impressionanti, da dirupi improvvisi. Non è certo un caso che qui si rifugiarono gli uomini della preistoria libica. Fra le asperità del jebel al-Akhdar i partigiani di Omar al Mukthar resistettero per anni all’occupazione italiana.

BENGASI

Non sono rimaste che poche, modeste tracce della città delle Esperidi. L’ultima guerra mondiale ha distrutto Bengasi. E’ rinata una città quasi avveniristica sulle sponde di una grande laguna. E’ sopravvissuto un bel lungomare dominato dall’antica cattedrale italiana dalle cupole brunite. Bengasi, città mercantile, vive del suo porto.

TOCRA E TOLEMAIDE

Tocra fu l’estrema e vana ridotta bizantina contro l’avanzata delle armate arabe nel 642. Solo poche rovine, disseminate in una grande area archeologica, ricordano il passato glorioso di questa città della Pentapolis cirenaica. Un bel fortino turco è come ancorato sulle sponde del Mediterraneo. Tolemaide, invece è un centro archeologico di grande fascino. Porto dell’antica Barce, Tolemaide è cresciuta nella stretta piana fra il mare e il primo gradone del jebel al-Akhdar. Qui si trova la più bella villa nobiliare della Cirenaica: il Palazzo delle Colonne. Stupefacenti le grandi cisterne scavate sotto il ginnasio della città che assicuravano a Tolemaide la riserva d’acqua necessaria agli abitanti di una città che fu anche capitale della regione.

CIRENE

Basterebbe un verso del poeta Pindaro per descrivere Cirene: “orto dolcissimo, ti incorono di canti”. Cirene, la colonia greca fondata nel 640 avanti Cristo, dal Re Batto, l’uomo che guidò gli esuli di Thera fin sulle coste libiche seguendo gli ordini dell’oracolo di Delfi, è come sospesa nel vuoto, fra mare e cielo, sul secondo gradone del jebel al-Akhdar.

Città sacra ad Apollo: il mito assicura che il dio greco accompagnò, trasformato in un corvo bianco, la gente di Batto fino ad una fonte da dove sgorgava acqua perenne. Qui fu fondata la città, fu eretto un tempio ad Apollo e la sorgente fu dedicata alla ninfa Cirene che, nei boschi di mirto che accerchiavano i primi insediamenti, intrecciò una bella passione con lo stesso Apollo. A Cirene si sono incrociate, con superba dolcezza, la cultura greca e romana. Il ginnasio, l’agorà il santuario di Apollo, la rete dei teatri e dei templi sono straordinari: lo stesso imperatore Adriano volle guidare la ricostruzione della città dopo le devastazioni della rivolta ebraica dei primi anni del II secolo dopo Cristo. Per otto secoli gli abitanti di Cirene hanno sepolto i propri morti in una necropoli immensa scavata lungo le pareti della montagna che digrada verso il mare.
Oggi questo vastissimo cimitero rupestre appare come una città unica al mondo che ha cambiato la geografia di una intera montagna.

APOLLONIA

Per secoli Apollonia è stata il porto di Cirene, presidio marinaro della città più importante della regione. Qui fu costruito, digradante verso il mare, uno dei più bei teatri dell’antichità ellenistica, restaurato in epoca romana. Agli inizi del I secolo avanti Cristo venne fortificata con una possente cinta muraria. I bizantini vi eressero tre splendide basiliche che oggi appaiono come foreste di colonne di marmo sullo sfondo della perfetta scenografia del Mediterraneo.

LE BASILICHE BIZANTINE

I sacerdoti bizantini scelsero luoghi incantati per le loro chiese solitarie. La basilica di Ras al-Hilal, il “Capo della mezza Luna”, sorge su una terrazza naturale aperta su un meraviglioso golfo roccioso. Vi furono trovati mosaici bellissimi oggi conservati nel museo di Apollonia. Poco oltre altre due basiliche furono costruite, nel VI secolo dopo Cristo, sugli scogli della Cirenaica: ad al-Athrun biancheggiano i marmi sfolgoranti di due chiese cristiane spettacolari.

I DESERTI

Le grandi dune dell’Erg di Ubari sono come un miraggio di fantascienza: segnano il confine settentrionale del vallone del Fezzan, centro vitale della storia del deserto libico. Più a sud la scarpata nera del messak Settafet e del messak Mellet nasconde la più maestosa galleria rupestre dell’arte sahariana: gli artisti della preistoria, sciamani, pittori-pastori-cacciatori, hanno impresso su tele di roccia i paesaggi superbi di quella fertile savana che millenni di anni fa, era il Sahara. Le grandi dune di sabbia rossastra riappaiono, straordinarie e sinuose, ancora più a sud: l’Edeyen di Murzuq è quasi un mare di sabbia circolare, immenso, invalicabile. E’ un deserto che fa sognare. E, oltre l’ultima oasi, oltre la mitica Ghat, si apre il labirinto di roccia dell’Akakus, la pinacoteca di pietra creata dalle fantastiche pitture di un uomo che non voleva essere dimenticato con la sua strabiliante civiltà preistorica.
Il sud della Libia è il deserto, è il Sahara vero, autentico, bellissimo, indimenticabile.

Celebri pitture raffigurano le loro folli corse su carri tirati da quattro potenti cavalli. Il Fezzan, la Phazania dei romani, era la terra dei Garamanti, leggendario popolo del Sud Libico. Tacito disse di loro che erano “indomiti”, Erodoto ne parlò come di un “popolo bellicoso”.
I Garamanti erano guerrieri, mercanti abili carovanieri. I Romani, per averne ragione, dovettero organizzare audaci spedizioni militari per rendere sicure le frontiere meridionali della loro colonia africana.

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