cambiamenti dal medioevo al rinascimento

cambiamenti dal medioevo al rinascimento

cambiamenti dal medioevo al rinascimento


Il Medioevo ebbe il suo inizio nel 476 (data più accreditata), cioè nell’anno che vide la deposizione dell’ultimo imperatore romano, Romolo Augusto e, con essa, la fine dell’Impero romano d’Occidente. La conclusione dell’età medievale ha invece date diverse da paese a paese, corrispondenti alla nascita delle rispettive monarchie nazionali e al periodo rinascimentale. * “Alto Medioevo”: va dal V al X secolo ed è caratterizzato da condizioni economiche disagiate e da continue invasioni da parte di Slavi, Arabi, Normanni e Magiari; * “Basso Medioevo”: un periodo intermedio, che vede lo sviluppo di forme di governo basate su signorie e vassallaggio, con la costruzione di castelli e la rinascita della vita nelle città, specie dopo la peste del XIV secolo. Dopo la fine dell’impero romano, iniziarono lotte e guerre fra i popoli europei, così, in seguito venne a consolidarsi la struttura feudale che, se da un lato permetteva una certa stabilità centralizzata, non fu mai sufficientemente forte da togliere completamente autonomia alle realtà locali, che così poterono gestire la transizione tra l’uniformità dell’Impero romano e la nascita degli stati nazionali.

Un fenomeno amministrativo di quei secoli è stato quello dei Comuni, città o paesi indipendenti, a regime repubblicano, che si contrappongono al concetto in formazione di monarchia nazionale, sino alla loro trasformazione, in Italia, in signorie cittadine e poi in stati regionali, ambienti in cui nascerà il Rinascimento. Una realtà in grado di dare uniformità al panorama europeo fu la comune radice religiosa basata sul Cristianesimo, ereditata dall’ultimo periodo romano e proseguita fino all’XI secolo con la separazione della Chiesa ortodossa dalla Chiesa cattolica nel 1054. Questa radice comune portò da un lato ad una commistione tra potere temporale e religioso che permise dei momenti di identità, come nel caso delle crociate, e proseguì, non senza conflitti, anche nella Riforma protestante. L’impero romano d’Oriente, o bizantino, sopravvisse a quello d’occidente fino alla caduta di Costantinopoli. Non va dimenticato l’affacciarsi sul panorama politico e culturale del Mediterraneo degli Arabi, che conquistarono le terre imperiali comprese tra il litorale siro-palestinese e l’Africa romanizzata nel VI secolo. Proprio con i popoli musulmani, prima i Persiani, poi i Turchi, l’Impero combatté una plurisecolare battaglia che si concluse con la già citata presa di Costantinopoli. La vita cittadina in Europa raggiunse il suo apogeo tra il XIII e la prima metà del XIV secolo. In particolare le città italiane riuscirono ad avere il primato nel settore manifatturiero e in particolare nel commercio.

Il grande slancio economico si tradusse anche nella reintroduzione in Europa della moneta aurea. L’Italia fu una delle zone di maggiore fioritura economica, culturale ed artistica, sebbene da un punto di vista politico ci fu un continuo stato di lotta, interna ed esterna. I problemi tra papato e impero al tempo di Federico I e soprattutto di Federico II divisero i comuni italiani in guelfi e ghibellini. A causa di questa elevata conflittualità si diffuse il sistema podestarile al posto di quello consolare, con la differenza che il podestà era un forestiero, quindi al di fuori delle lotte interne cittadine e teoricamente in grado di mediare tra le fazioni. Nel corso del secolo XII si erano andati formando nuovi ceti, che inizialmente venivano tenuti fuori dalla vita politica in quanto non aristocratici.

La “gente nova” (per citare la stessa espressione usata da Dante Alighieri) erano signori del contado inurbati in città, arricchiti dalla richiesta di derrate alimentari causata dalla crescita demografica, i banchieri, i mercanti, i professionisti di arti liberali (giuristi e medici), gli artigiani e, nelle città di mare, gli armatori che si erano arricchiti con i commerci con gli stati crociati. Questi ceti emergenti si riunirono in corporazioni di arti e mestieri che tutelavano i loro interessi, controllavano la qualità dei prodotti, i prezzi e la formazione dei nuovi addetti. A partire dal Trecento infatti la distinzione tra popolo e nobili divenne sempre meno rintracciabile, per la fusione dei due ceti, nascendo così un “Popolo Grasso”, di cittadini abbienti e potenti, contrapposto al “Popolo Magro”, un ceto medio di attività soprattutto artigianali. Esisteva poi il ceto più basso il “Popolo minuto”, dei salariati e dei piccolissimi commercianti che non aveva nessuna rappresentanza politica e che iniziò a farsi sentire solo dopo il brusco peggioramento delle condizioni di vita dopo la crisi del XIV secolo.

Durante i periodi di crisi si iniziò ad appoggiarsi su un unico personaggio, magari esterno alla città, che tenesse il potere assoluto. Questi “signori” permisero di superare alcune impasse politiche, ma spesso cercarono soprattutto di consolidare il loro potere e magari trasformarlo in ereditario: fu la nascita delle signorie dal 1240 in poi (Torriani e poi Visconti a Milano, Gonzaga a Mantova, Este a Ferrara, Scaligeri a Verona, da Carrara a Padova, Ordelaffi a Forlì, Malatesta a Rimini, da Polenta a Ravenna, da Montefeltro a Urbino, Da Varano a Camerino, ecc.). Questo accadde con tempi molto più lunghi o non accadde mai nelle città marinare o in Toscana, dove i ceti imprenditoriali erano più attivi e forti e riuscirono a impedire che un gruppo primeggiasse. Il rinnovamento culturale dei secoli XII e XIII non si può comprendere appieno senza ricordare le modifiche apportate al sistema educativo.

Nelle città fu possibile aumentare il livello di istruzione generale, con le necessità di leggere, scrivere e far di conto ormai imprescindibili per le attività mercantili. Per quanto riguarda il livello superiore di istruzione, nel XIII secolo alle scuole cattedrali si affiancarono le università, che nacquero come associazioni private di studenti, che subito mirarono a un riconoscimento ufficiale e alla concessione di benefici di carattere giuridico e economico. La prima fu Bologna, alla fine del XII secolo, seguita da Parigi all’inizio del XIII secolo e diverse altre nel corso del secolo. Il centro di maggior fervore culturale era Parigi, ma la più antica documentazione di un’università si ha per Bologna (1088), dove si istituzionalizzò una scuola di diritto gestita da laici già esistente.

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