BUCOLICHE QUARTA EGLOGA TRADUZIONE

BUCOLICHE QUARTA EGLOGA TRADUZIONE

BUCOLICHE QUARTA EGLOGA TRADUZIONE

Le Bucoliche sono un’opera del poeta latino Virgilio, divulgata intorno al 38 a.C. e costituita da una raccolta di dieci egloghe esametriche con trattazione e intonazione pastorali.


Quarta egloga delle bucoliche
Si parla della nascita di un puer da una virgo, di un serpente. È vicina alla sensibilità cristiana. La nascita del puer dovrebbe riportar la terra all’età dell’oro. (L’ultima età è quella del ferro)


SICELIDES Musae, paulo maiora canamus!
Non omnis arbusta iuvant humilesque myricae;
si canimus silvas, silvae sint consule dignae.
Ultima Cumaei venit iam carminis aetas;
magnus ab integro saeclorum nascitur ordo:
iam redit et Virgo, redeunt Saturnia regna;
iam nova progenies caelo demittitur alto.
Tu modo nascenti puero, quo ferrea primum
desinet ac toto surget gens aurea mundo,
casta fave Lucina: tuus iam regnat Apollo.
Teque adeo decus hoc aevi te consule inibit,
Pollio, et incipient magni procedere menses.
te duce, si qua manent sceleris vestigia nostri,
inrita perpetua solvent formidine terras.
ille deum vitam accipiet, divisque videbit
permixtos heroas, et ipse videbitur illis,
pacatumque reget patriis virtutibus orbem.
At tibi prima, puer, nullo munuscula cultu
errantis hederas passim cum baccare tellus
mixtaque ridenti colocasia fundet acantho.
Ipsae lacte domum referent distenta capellae
ubera, nec magnos metuent armenta leones;
ipsa tibi blandos fundent cunabula flores,
occidet et serpens, et fallax herba veneni
occidet, Assyrium volgo nascetur amomum.
at simul heroum laudes et facta parentis
iam legere et quae sit poteris cognoscere virtus,
molli paulatim flavescet campus arista,
incultisque rubens pendebit sentibus uva,
et durae quercus sudabunt roscida mella
Pauca tamen suberunt priscae vestigia fraudis,
quae temptare Thetim ratibus, quae cingere muris
oppida, quae iubeant telluri infindere sulcos:
alter erit tum Tiphys, et altera quae vehat Argo
delectos Heroas; erunt etiam altera bella,
atque iterum ad Troiam magnus mittetur Achilles.
Hinc, ubi iam firmata virum te fecerit aetas,
cedet et ipse mari vector, nec nautica pinus
mutabit merces: omnis feret omnia tellus:
non rastros patietur humus, non vinea falcem;
robustus quoque iam tauris iuga solvet arator;
nec varios discet mentiri lana colores:
ipse sed in pratis aries iam suave rubenti
murice, iam croceo mutabit vellera luto;
sponte sua sandyx pascentis vestiet agnos.
Talia saecla, suis dixerunt, currite, fusis
concordes stabili fatorum numine Parcae.
Adgredere o magnos—aderit iam tempus—honores,
cara deum suboles, magnum Iovis incrementum!
Aspice convexo nutantem pondere mundum,
terrasque tractusque maris caelumque profundum!
Aspice, venturo laetentur ut omnia saeclo!
O mihi tam longae maneat pars ultima vitae,
spiritus et quantum sat erit tua dicere facta!
Non me carminibus vincet necThracius Orpheus,
nec Linus, huic mater quamvis atque huic pater adsit,
Orphei Calliopea, Lino formosus Apollo,
Pan etiam, Arcadia mecum si iudice certet,
Pan etiam Arcadia dicat se iudice victum.
Incipe, parve puer, risu cognoscere matrem,
matri longa decem tulerunt fastidia menses.
Incipe, parve puer, cui non risere parentes,
nec deus hunc mensa, dea nec dignata cubili est.
Metro : esametro dattilico


1 o muse siciliote, cantiamo argomenti più elevati:
2 non a tutti sono graditi gli arbusti e le umili tamerici;
3 se cantiamo le selve che le selve siano degne di un console .
4 Ormai giunge l’ultima età di Cuma,
5 nasce dall’inizio un grande ordine di secoli;
6 ormai ritorna anche la Vergine, ritornano i regni di Saturno,
7 ormai una nuova stirpe scende dall’alto del cielo.
8 Tu, o casta Lucina, sii propizia al bimbo che sta per nascere
9 grazie a cui dapprima finirà
10 l’età del ferro e sorgerà l’età dell’oro .ormai regna il tuo apollo
11 e proprio sotto il tuo consolato, o pallione, inizierà questo splendore d’età
12 e incominceranno ad avanzare i grandi mesi
13 sotto la tua guida se rimarranno alcune tracce della nostra scelleratezza,
14 una volta cancellate libereranno la terra da una paura continua.
15 Egli riceverà la vita degli dei e vedrà gli eroi
16 mescolati agli dei ed oggi stesso sarà visto fra
17 quelli e reggerà il mondo pacificato dalle virtù paterne.
18 Per te, o fanciullo, la terra produrrà senza alcuna coltivazione
19 come primi piccoli doni dell’edera che si diffondevano
20 qua e là con bacchere e la colocasia mescolata con il ridente acanto.
21 Le stesse caprette porteranno a casa le mammelle
22 colme di latte e le greggi non temeranno i grandi leoni.
23 La stessa culla spargerà per te fiori profumati:
24 perirà anche il serpente e la ingannevole erba del veleno
25 e dappertutto nascerà l’assirio armonio.
26 Ma non appena potrai leggere le lodi degli eroi e
27 le imprese di tuo padre e potrai conoscere quale sia la virtù,
28 a poco a poco, il campo biondeggerà alla flessibile spiga,
29 e l’uva rosseggiante penderà dai rovi selvatici
30 e le dure querce trasuderanno miele rugiadoso.
31 Tuttavia rimarranno poche tracce dell’antica frode
32 che esorteranno a attraversare il mare con le leve, esorteranno a cingere le città di mura,
33 che esorteranno a scavare solchi nella terra.
34 Ci sarà allora un secondo Tifi e una seconda Argo che trasporterà
35 eroi scelti, ci saranno anche altre guerre
36 e di nuovo un grande Achille sarà mandato a Troia.
37 Quando ormai l’età matura ti avrà reso,
38 lo stesso marinaio si tirerà dal mare e il pino navico
39 non scambierà le merci, ogni terra produrrà ogni cosa:
40 la terra non sopporterà gli attrezzi di lavoro, né le vigne la falce
41 e anche il robusto contadino scioglierà i giochi ai tori
42 e la lana non imparerà a falsificare i vari colori
43 ma lo stesso ariete nei prati cambierà il suo vello
44 ora di porpora soavemente rossa
45 ora di guado giallo;
46 vestirà gli agnelli che pascolano di rosso scarlatto.
47 Le parche concordi per l’immutabile volontà dei fati dissero ai loro fusi fate scorrere tali secoli
48 Avvicinati al grande onore ( è già venuto il tempo),
49 o cara prole degli dei o grande rampollo di giove.
50 Aspice guarda il mondo che vibra con la sua mole rotonda
51 e le terre e le distese del mare e il cielo profondo
52 guarda come ogni cosa si rallegra per l’età che sta per venire.
53 Possa allora rimanermi l’ultima pare di una lunga vita,
54 l’ispirazione e quanto sarà sufficiente per cantare le tue imprese!
55 Non mi vincerà nei versi né il tracio Orfeo
56 né Leno sebbene a questo sia presente la madre, all’altro il padre,
57 Orfeo Calliope fino il bello Apollo.
58 Anche Pan qualora gareggi con me con il giudizio dell’arcade,
59 anche Pan direbbe di essere stato vinto.
60 Illumina, o piccolo fanciullo, incomincia a riconoscere la madre col sorriso,
61 alla madre dieci mesi portarono lunghi fastidi.
62 Incomincia, o piccolo fanciullo, colui al quale i genitori non sorrisero;
63 né un dio la considera degno della sua mensa, né la dea lo considera degno del suo letto.

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