BRIGATE NERE

BRIGATE NERE

BRIGATE NERE


Le BBNN erano un corpo paramilitare fascista della Repubblica Sociale Italiana (RSI), che fu operativo in Italia settentrionale dagli inizi di luglio del 1944 fino al termine della seconda guerra mondiale.
La formazione militare fu istituita il 30 giugno 1944 col decreto legislativo 446 XXII ed era costituita da militanti del Partito Fascista Repubblicano (PNR). Furono costituite 41 brigate, una per provincia intitolate ciascuna ad un caduto del fascismo, a cui si affiancavano sette brigate autonome e otto brigate mobili. Le federazioni provinciali del partito furono convertite in comandi di brigata (e il federale ne divenne il comandante), mentre la segreteria nazionale del PNR assumeva le funzioni di comando generale. Comandante generale del corpo fu, sin dall’inizio, il segretario del partito, Alessandro Pavolini.

La costituzione delle BBNN era stata un disegno lungamente inseguito da Pavolini, sin da quando a Roma, nei primi giorni del suo lavoro di ricostituzione del partito fascista, aveva inteso farne un’organizzazione intransigente e totalitaria, esclusivista e combattente nel senso proprio della parola. Gli eventi bellici e l’interessata complicità dei tedeschi consentirono a Pavolini di realizzare il suo progetto per “distruggere la piaga del ribellismo”, garantendo i servizi di ordine pubblico e di sorveglianza del territorio
Nella prima metà del 1944, infatti, a seguito dell’offensiva alleata e dello sfondamento della Linea Gustav, si ebbe un incremento dell’attività della Resistenza partigiana nei territori della RSI e un drastico ridimensionamento della Guardia Nazionale Repubblicana (GNR) da parte dei vertici tedeschi; alla fine di agosto del 1944, la consistenza totale della Guardia Nazionale si era ridotta, infatti, da oltre 130 000 uomini a poco più di 50 000 unità a causa delle operazioni di disarmo e cattura da parte tedesca degli ex-appartenenti all’Arma dei Carabinieri perché ritenuti inaffidabili al regime fascista. Con l’assenso di Benito Mussolini, il 9 maggio 1944 venne creata la Segreteria Militare del PFR, alla guida del Console della MSVN Giovanni Riggio. Ogni regione ebbe tante Brigate Nere quante erano le province, in aggiunta ad un gruppo di Brigate Nere Mobili completamente motorizzate destinate ad intervenire dove ce ne fosse stato bisogno.
La nascita delle BN fu annunciata dallo stesso Pavolini nel primo anniversario del “tradimento” (la caduta di Mussolini l’anno precedente), il 25 luglio 1944 con queste significative parole: « …Forza della riscossa in cui fiammeggia, in una seconda primavera, il vecchio fuoco dello squadrismo… »

Nel contesto dello stesso annuncio, Pavolini rese noto che i brigatisti già “saldamente inquadrati” erano ventimila, una cifra destinata a crescere rapidamente in numero, ma non in efficienza, sia per la mancanza di materiali e di addestramento, sia per il fatto che i quadri del partito, spesso privi di qualsiasi concreta istruzione ed esperienza militare, vennero automaticamente trasformati dall’oggi al domani in comandanti di formazioni equivalenti alla compagnia, al battaglione o alla divisione, con risultati tecnico-militari tanto ovvii quanto catastrofici, visto che nell’armata pavoliniana furono inquadrati ed armati, senza andare tanto per il sottile, non solo funzionari ed attivisti di partito privi di qualsiasi educazione e disciplina militare, ma anche criminali e delinquenti comuni, prontamente riabilitati.
Sebbene il comandante generale Pavolini avesse istruito i Federali del Partito affinché recuperassero ogni arma disponibile dai reparti che davano indicazioni di scarsa affidabilità politica, non fu possibile raggiungere un armamento adeguato alla forza costituenda. La cronica mancanza di armi fu dovuta soprattutto alla mancanza di fiducia da parte tedesca, manifestatasi con il netto rifiuto alla cessione delle armi da parte dei plenipotenziari tedeschi che, solo all’inizio di luglio, autorizzarono una cessione di 3 000 fucili italiani Carcano Mod. 91, ai quali in teoria avrebbero dovuto far seguito altre 7 000 armi da fuoco. A queste limitazioni si aggiungevano quelle sui tessuti per confezionare uniformi, generi alimentari, locali adatti ad alloggiare un numero consistente di uomini nonché carburante per i mezzi.
A causa delle limitazioni in armi ed equipaggiamento, le Brigate Nere, dovettero per forza di cose fortemente limitarsi negli arruolamenti e di conseguenza non potettero raggiungere velocemente la forza teorica prevista, nonostante il progetto prevedesse tre battaglioni per brigata, per una forza totale teorica di 1 400 uomini.
Alla fine del luglio 1944 vi erano 34 Brigate in via di formazione che schieravano soldati per 17 000 unità. Due mesi dopo le Brigate Nere erano 36 (due in più di quelle previste) e contavano su 30 000 volontari, ma solo 12 000 di questi erano effettivamente mobilitabili a causa la scarsità di armamenti. Le brigate cessarono di esistere tra il 27 ed il 30 aprile 1945 , chi arrendendosi agli alleati, chi ai partigiani: quest’ ultimi, anche a causa delle numerose rappresaglie subite, passarono per le armi molti dei brigatisti catturati, specie dove la guerriglia era stata più cruenta e disperata.
Comandante delle BBNN fu sempre Alessandro Pavolini, fucilato a Dongo dai partigiani il 28 aprile 1945.

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