BREVE BIOGRAFIA HONORE DE BALZAC

BREVE BIOGRAFIA HONORE DE BALZAC 

BREVE BIOGRAFIA HONORE DE BALZAC

Honoré de Balzac (Tours, 20 maggio 1799 – Parigi, 18 agosto 1850) è stato uno scrittore, drammaturgo, critico letterario, saggista, giornalista e stampatore francese, considerato fra i maggiori della sua epoca. È considerato il principale maestro del romanzo realista francese del XIX secolo.


Nato a Tours nel 1799 da una famiglia della media borghesia. Solo nel 1830 aggiungerà il “de” al cognome. Il padre era stato segretario del consiglio del re durante l’Ancien régime, fu poi capo della sussistenza della XXII divisione militare di Tours.

La madre proveniva da una famiglia di commercianti. Nel 1807-1813 studiò come interno al Collège de Vendôme. Quando la famiglia si trasferì a Paris, iniziò gli studi di giurisprudenza, e si impiegò come scrivano prima presso un avvocato, poi da un notaio. Contemporaneamente seguì alla Sorbona i corsi di Cousin, Guizot, Villemain. Nel 1819 ebbe dai genitori un periodo di prova per saggiare la sua vocazione letteraria. In una mansarda del quartiere della Bastiglia, in rue Lesdiguières, scrisse le prime opere.

L’insuccesso lo portano al giornalismo e alla letteratura di consumo, a essere editore e tipografo: acquistò anche una fonderia di caratteri da stampa. Nelle lettere che scrive alla sorella Laure, si auto-rappresenta come desideroso di gloria e di amore. Come scrittore segue la moda e il gusto piccolo-borghese. Si prova con romanzi rocamboleschi e fantastici, senza firmarli. Il periodico parigino «Le Pilote» pubblicò un articolo elogiativo sull’Ultima delle fate (l’articolista lo paragonava al Diavolo amoroso di Cazotte e al Mari Sylphe di Marmontel) uscito senza il suo nome, ma si tratta di uno dei pochi “successi” di questa prima fase della vita di Balzac. Tutti i suoi tentativi commerciali fallirono, si ritrovò a trent’anni al punto di partenza e coperto di debiti. Il successo giunse grazie a “Gli Sciuani” (1829) e allo scandalo del saggio “La fisiologia del matrimonio” (1830). Da allora si affermò stabilmente sulla scena pubblica francese, come giornalista e romanziere.

Nel 1830-1831 accarezzò senza successo ambizioni politiche, nel partito legittimista. Influenzato da Swedenborg si dà al misticismo cosmico. Nel 1833 ha inizio, con uno scambio di lettere, la sua relazione con la ricchissima Eve (Eveline) Hanska, nobildonna polacca, e che fu il grande amore della sua vita. In precedenza Balzac si era legato con Laure de Berry, di vari anni più anziana di lui, e aveva avuto altre relazioni. Con Hanska, Balzac fu sostanzialmente fedele. La sua vita fu segnata dalle continue difficoltà finanziarie, da una ostinata prodigalità. Negli ultimi anni il ritmo vertiginoso di lavoro cui si sottometteva cominciò a rallentare, il suo fisico cominciò a risentire delle notti insonni, i litri di caffé ingurgitati. Balzac in più risentiva anche dei continui rifiuti dell’Académie Française, e dell’ostilità di critici e giornalisti.

Nel 1850 Balzac riuscì a strappare alla dura e diffidente Hanska, rimasta vedova nel 1841, il consenso al matrimonio. Si sposò il 14 marzo 1850 a Berdicev [Ucraina]. Balzac sopravvisse solo qualche mese alle nozze. Morì a Paris, nella lussuosa casa di rue Fortunée (ora rue Balzac), la sera del 18 agosto 1850. Dalle prime opere al successo Le prime opere di Balzac furono la tragedia in versi Cromwell, e il romanzo filosofico Sténie, che non ebbero successo. Si dedicò alla letteratura di consumo. Gli anni 1821-1829 sono per lui difficili: pubblica, da solo o in collaborazione con altri e sotto vari pseudonimi, opere narrative.

 

Molte ispirate al romanzo nero inglese. Un gran numero di saggi e di articoli. Un discreto successo ha solo con il romanzo storico, di ispirazione scottiana, Gli Sciuani (Les Chouans, 1829) sulla ribellione della Vandea. A fare scandalo e a procurargli la notorietà è il saggio La fisiologia del matrimonio (La physiologie du mariage, 1830). Collaboratore di giornali mondani, sostenuto e lanciato da importanti editori, pubblica i racconti che compongono le Scene della vita privata (Scènes de la vie privé e, 1830). La pelle di zigrino (La peau de chagrin, 1831) consacrò la sua fama di narratore. Seguirono tutta una serie di opere: Il colonnello Chabert (Le colonel Chabert, 1832), Il curato di Tours (Le curé de Tours, 1832), La storia intellettuale di Louis Lambert (L’histoire intellectuelle de Louis Lambert, 1832), Il medico di campagna (Le mé dicin de campagne, 1833), La ricerca dell’assoluto (La recherche de l’absolu, 1834). Racconti faceti (Contes drolatiques, 1832-1837) è un curioso pastì sc su temi narrativi e stilistici di scrittori rinascimentali. Di questi anni sono anche due tra i suoi romanzi migliori: Eugénie Grandet (1833) e Papà Goriot (Le père Goriot, 1834), entrati tutti nel ciclo de “La commedia umana”. “Eugénie Grandet” entrò a far parte delle “Scene della vita di provincia”, negli “Studi di costumi” de “La commedia umana”. Grandet è un commerciante di Saumur che ha accumulato una prodigiosa fortuna.

E’ un avaro, e costringe e vivere in ristrettezze la moglie, la serva Nanon e la figlia Eugé nie. Sottomessa e devota, Eugé nie è la più ricca ereditiera della città, ambì ta dalle due grandi famiglie del luogo, ma indifferente a ogni pretendente. Arriva il cugino Charles, dandy Parisno travolto dal fallimento del padre, e Eugé nie si innamora. Suo padre manovra per ri scattare i crediti del fratello, Eugé nie offre al giovane tutti i suoi risparmi per permettergli di partire e trovare fortuna in India. Charles promette che al suo ritorno la sposerà. Cinque anni dopo, morti entrambi i genitori, Eugé nie eredita una grossa fortuna. Ma anche Charles si è arricchito e sposa una giovinetta di nobile famiglia. Eugé nie si rassegna a sposare l’anziano Crichot de Bonfons, a condizione che il matri- monio non venga consumato. Rimasta vedova, dedica il suo denaro alla beneficenza. Inserito nelle “Scene della vita privata” (negli “Studi di costume”) de “La commedia umana” è invece “Papà Goriot”. Siamo a Paris, nella triste pensione di Madame Vauquer dove abitano, con altri personaggi squallidi o patetici, Eugène de Rastignac giovane studente povero ma ambizioso, risoluto a farsi strada nel mon do, l’enigmatico Vautrim che poi si saprà essere un forzato evaso, e Goriot, un vecchio che sembra roso da una pena segreta.

A poco a poco Eugène scopre il segreto di Goriot: si è rovinato per assicurare una vita agiata alle due figlie Anastasie e Delphine che, sposate con il conte de Restaud e con il barone de Nucingen, vedono il padre solo per estorcergli i pochi soldi che gli rimangono. Durante un furioso litigio delle due figlie in sua presenza, Goriot ha una crisi apoplettica. Nell’agonia è in preda al delirio: crede che le due siano al suo capezzale e invece sono a un ballo. Muore benedicendole, tra le braccia di Rastignac che sarà l’unico a seguire il funerale fino al Père-Lachaise. Di qui, dominando Paris, Rastignac lancia la sua sfida alla città e alla società: «E adesso a noi due». La “Commedia umana” L’idea di fondere tutti i suoi romanzi in un’unica opera, facendo riapparire in nuove vicende gli stessi personaggi delle opere precedenti e organizzando i vari romanzi e racconti in modo da presentarli come parti autonome ma complementari di un unico quadro che dovesse essere «esatta rappresentazione dei costumi della società moderna» e «fisiologia generale del destino umano», cominciò a essere attuata da Balzac nel 1834, quando annunciò il suo progetto con il titolo complessivo di Studi di costume del XIX secolo (Etudes de moeurs au XIXe siècle). Essi dovevano esse re suddivisi in: Scene della vita privata (Scènes de la vie privée) Scene della vita di provincia (Scènes de la vie de province) Scene della vita Parisna (Scènes de la vie parisienne).

Balzac si rese conto che tutta una parte dei suoi scritti non era puramente descrittiva, e non poteva trovare posto in questa cornice. Nel 1835 presentò un secondo gruppo di opere con il titolo di Studi filosofici (Etudes philosophiques). Anche gli “Studi filosofici” riunivano un certo numero di romanzi, ma senza suddivisioni nette come la serie precedente. Tutte le opere che ne facevano parte si basavano su una certa definizione fisiologica dell’uomo, per consentirne la comprensione del comportamento sociale, e l’illustravano con degli esempi.

Queste due primitive idee di struttura furono sostituite nel 1842 da una nuova e più vasta idea, che è alla base della presentazione (Avant-propos, 1842) a La commedia umana (La comédie humaine). Nel 1841 Balzac aveva firmato il contratto per la grande edizione delle sue opere narrative, illustrate da pittori come Gavarni, Meissonnier, Daumier, e per la quale quattro editori si erano consociati. Alla base de “La commedia umana”, su un piano descrittivo, c’erano gli “Studi di costume del XIX secolo”: ma arricchiti con: Scene della vita politica (Scènes de la vie politique) Scene della vita militare (Scènes de la vie militaire) Scene della vita di campagna (Scènes de la vie de campagne) Andando verso l’alto c’erano gli “Studi filosofici”, anch’essi ampliati. Alla sommità dovevano essere gli “Studi analitici” (Etudes analytiques), che Balzac non fece in tempo a scrivere e che avrebbero dovuto trarre le conclusioni filosofiche e politiche di questa visione globale dell’uomo e della società. Nella Prefazione (Avant-propos, 1842) Balzac esprime i suoi intenti generali.

Descrivendo le varietà umane create dalla vita sociale, si prefigge di fare ne “La commedia umana” ciò che Buffon aveva fatto descrivendo le differenti specie animali. I drammi che la vita sociale determina, alimentando le passioni, avrebbero dovuto illustrare il modo di pensare e di agire degli uomini del XIX secolo: dipingendo lo sfondo ambientale della loro vita, realizzando una «storia dal vivo» dei costumi dell’epoca, domina ti dagli impulsi fondamentali dell’amore e dell’ambizione. In pochi anni Balzac scrisse alcuni dei suoi romanzi più famosi, come Grandezza e decadenza di César Birotteau (Grandeur et dé cadence de César Birotteau, 1837), Casa da scapolo (La rabouilleuse, 1841-1842), Splendore e miseria delle cortigiane (Splendeur et misère des courtisanes, 1839-1847). Le illusioni perdute (Les illusions perdues, 1837-1843), sono una trilogia, formata da I due poeti (1837), Un grand’uomo di provincia a Paris (1839) e da Le sofferenze di un inventore (1843). La trilogia fu inserita nelle “Scene della vita di provincia” (negli “Studi di costume”).

 

Nel primo racconto siamo a Angoulême: David Séchard che aveva l’animo di un poeta si è rassegnato a gestire la tipografia del padre. E’ amico di Lucien Chardon detto Rubempré , di cui sposa la sorella Eve. Lucien è più ambizioso di David, riesce a entrare nell’ambiente letterario e a farsi conoscere come poeta. Un giorno però fugge a Paris con Mme de Bargeton. Nel secondo racconto siamo a Paris: è la degradazione di Lucien abbandonato da Mme de Bargeton, senza risorse, cerca invano di farsi pubblicare una raccolta di sonetti dall’editore Dauriat. Lucien diventa giornalista mondano e i suoi compiacenti articoli lo portano al successo. Festeggiato dai salot ti, si dà a una vita dispendiosa: screditato e pieno di debiti è costretto a tornare a Angoulême. Ne “Le sofferenze di un inventore”, terzo romanzo della trilogia, Lucien trova David che, impegnatosi nella ricerca di un nuovo procedimento per la fabbricazione della carta, è vittima dell’aggressività dei concorrenti e dei creditori. Lucien per una imprudenza rivela il suo nascondiglio, e David è arrestato. Pieno di rimorsi, Lucien decide di uccidersi, ma incontra il prete spagnolo Carlos Herrera (in realtà è il forzato evaso Vautrin) che gli promette una vita fortunata se seguirà i suoi consigli.

David intanto è riuscito a accordarsi con i creditori, si associa con i concorrenti per sfruttare la sua invenzione e raggiunge la serenità. Lucien invece si appresta a tornare a Paris. La cugina Bette (La cousine Bette, 1846), e Il cugino Pons (Le cousin Pons, 1847) fanno parte delle “Scene di vita Parisna” (negli “Studi di costume”). Protagonista-martire de “La cugina Bette” è la baronessa Adeline Hulot, una dolce creatura moglie devota del barone Hector Hulot d’Evry, incorreggibile libertino che ha fatto venire in gioventù a Paris dalla Lorena la cugina Lisbeth Fischer, una du ra contadina priva di grazia e di mezzi. Zitella, invecchiata da parente povera all’ombra degli Hulot, la cugina Bette nasconde dietro un’apparenza devota un animo carico di rancore contro Adeline e la sua famiglia. La figlia di Adeline, Hortense, sposa il conte Steinbock, verso cui Bette ha da tempo un affetto cupo e esclusivo. Bette ordisce la vendetta. Riesce a gettare sia il conte Hulot che il conte Steinbock tra le braccia della signora Marneffe, donna avida e senza scrupoli: in questo modo distrugge pace reputazione e patrimonio delle due famiglie. La signora Marneffe esce di scena con una morte atroce e infamante, e Bette muore di tubercolosi. La famiglia Hulot riesce a superare la crisi finanziaria.

Adeline però muore poco dopo, umiliata fino all’ultimo dai tradimenti del marito che, dopo la sua morte, sposa la cuoca di casa, la rozza e volgare Agathe. Protagonista de “Il cugino Pons” è Sylvain Pons, oscuro direttore d’orchestra, che è riuscito a raccogliere una preziosa collezione di oggetti antichi, di cui lui stesso ignora il valore commerciale. La sua golosità lo porta al parassitismo gastronomi co presso i parenti ricchi e mondani che, credendolo povero, lo umiliano e deridono. Improvvisamente, quando Pons si ammala e non può più uscire di casa, tutti scoprono il valore della sua collezione. Inizia attorno a lui un carosello di amici e parenti avidi. Nonostante l’ingenuità, Pons si accorge di essere circondato di intriganti e predoni, e designa come proprio erede universale un amico, il pianista tedesco Schmucke. Alla morte di Pons, Schmucke si lascia spogliare della collezione proprio da quei parenti che con le loro manovre avevano affrettato la morte dell’amico. Nonostante il massiccio impegno, il progetto di Balzac non fu terminato.

La parte descrittiva della “Commedia umana” è quasi completa, anche se non riuscì a terminare I contadini (Les paysans, 1844), I piccoli borghesi (Les petits bourgeois), né le “Scene della vita politica”. Gravi lacune presentano gli “Studi filosofici”, mentre quasi nulla esiste degli “Studi analitici”. Le ultime opere Nel 1833 inizia la corrispondenza con Eve Hanska. Le lettere che le scrisse, nell’arco di diversi anni, sono il documento più completo e suggestivo che possediamo sulla sua vita: diario del suo amore ma anche della sua opera. Ci dicono tra l’altro anche delle rovinose imprese economiche in cui si implicò , e con cui sperperò i guadagni invece di risanare i vecchi debiti. Ci dicono anche degli sfortunati tentativi teatrali compiuti negli ultimi anni: così Vautrin (1840) di cui fu proibita la rappresentazione, mentre Mercadet l’affarista (Mercadet le faiseur) fu messo in scena solo dopo la sua morte. Dopo la firma nel 1841 del contratto di pubblicazione delle opere narrative, Balzac continuò a produrre anche se a ritmi meno forsennati.

Si ricordano tra l’altro I contadini (Les paysans, 1844), e il ciclo I parenti poveri (Les parents pauvres, 1846-1847). L’importanza de “La commedia umana” non sta tanto nella sua consistenza (quasi cento titoli) ma nella profondità e originalità della sua impostazione, nel vigore dei caratteri creati dallo scrittore, la straordinaria forza dei suoi personaggi monomaniaci e che nulla distrae dal perseguimento delle proprie idee fisse, la verità dei drammi domestici di cui Balzac fu il primo tra i romanzieri ad avvertirne il carattere tragico, la vivida esattezza delle descrizioni. L’influsso di Balzac sulla letteratura realistica (naturalistica e post-naturalistica) è stato enorme. Ciò nonostante una certa freddezza della critica: già un contemporaneo come *Sainte-Beuve gli rimproverava di essere «preda delle sue opere», di non saperle governare e dominare: insomma, un genio, un costruttore di storie ma non un artista. Scrisse invece *Baudelaire: “Mi ha stupito molte volte che il merito più grande di Balzac fosse considerato l’osservazione: mi era sempre apparso tale, invece, quello di essere un visionario, e un visionario appassionato. Ogni suo personaggio ha in dono l’ardore vitale che animava lui stesso. […] Chi può permettersi [come lui] di offrire alla pura trivialità un abito di luce e di porpora?”. Fondamentale fu la rivalutazione fatta da *H.Taine nel 1870. Quella di Balzac è una scommessa nella direzione del «romanzo assoluto» (*R.Barthes), teso fino all’estremo delle sue possibilità.

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