BLAISE PASCAL RIASSUNTO

BLAISE PASCAL RIASSUNTO

BLAISE PASCAL RIASSUNTO


Cenni biografici e pensiero

Blaise Pascal è stato matematico, fisico, filosofo e religioso francese. “Ci fu un uomo che a 12 anni, con aste e cerchi, creò la matematica; che a 16 compose il più dotto trattato sulle coniche dall’antichità in poi; che a 19 condensò in una macchina una scienza che è dell’intelletto; che a 23 anni dimostrò i fenomeni del peso dell’aria ed eliminò uno dei grandi errori della fisica antica; che nell’età in cui gli altri cominciano appena a vivere, avendo già percorso tutto l’itinerario delle scienze umane, si accorge della loro vanità e volse la mente alla religione; che da quel momento sino alla morte – avvenuta a 39 anni – sempre malato e sofferente, fissò la forma della lingua in cui dovevano esprimersi Bossuet e Racine, diede il modello tanto del motto di spirito più perfetto quanto del ragionamento più rigoroso; che infine, nei brevi intervalli concessigli dal male, risolse quasi distrattamente uno dei maggiori problemi della geometria e scrisse dei pensieri che hanno sia del divino che dell’umano. Il nome di questo genio portentoso è B. Pascal”. (Chateaubriand) Nasce a Clermont-Ferrand nel 1623.

Fin dalla più giovane età fu avviato allo studio della matematica e delle scienze dal padre Etienne, magistrato e appassionato cultore di scienze, che lo allevò, essendo la madre morta quando Blaise aveva solo tre anni. I suoi interessi scientifici sono stati precocissimi: già nel 1631 egli frequenta a Parigi i cenacoli di padre Mersenne; a 16 anni scrive il Trattato delle sezioni coniche e a 18 inventa una macchina calcolatrice, la Pascalina, per la quale è considerato uno dei padri della robotica e del calcolo computazionale.

Si occupa di dinamica dei fluidi, inventa la pressa idraulica ed effettua numerose esperienze sul “vuoto” e sulla pressione, rimaste classiche e che hanno avuto il notevole pregio di chiarire ed approfondire questi concetti. È rimasto famoso in proposito l’esperimento effettuato il 19 settembre 1648 con il cognato, attraverso il quale lo scienziato ha dimostrato che la pressione atmosferica sulla colonna di mercurio di un barometro torricelliano diminuisce al crescere dell’altitudine.


“Il silenzio eterno di questi spazi infiniti mi sgomenta”

Parallelamente agli interessi scientifici e filosofici Pascal è stato da sempre animato da un intenso spirito religioso e un’intensa riflessione teologica, tanto da essere considerato, a tutt’oggi, uno dei più grandi pensatori cristiani degli ultimi quattro secoli, se non il più grande. La prima conversione di Pascal si fa solitamente risalire al 1646, anno che registra fra l’altro un grave peggioramento della sua già incerta salute.

Il senso di prostrazione e di abbattimento causato dalla malattia lo induce a mettere sulla carta le sue riflessioni, che parlano delle sue esperienze sull’esistenza del vuoto e del timore da questo procurato. Questi scritti troveranno più ampia stesura in una pubblicazione del 1647. Tormentato da forti cefalee, Pascal è “costretto”, su consiglio dei medici, ad osservare un regime più mondano. L’imperativo dei cerusici è quello di svagarsi, lasciando momentaneamente perdere l’intenso studio. Al periodo mondano apparterebbe, secondo Victor Cousin, il Discorso sulle passioni d’amore, scoperto nel 1843.

Uomo profondo e assetato di spiritualità, ben presto si annoia a frequentare salotti e feste insulse; incomincia invece a prendere in seria considerazione gli studi sul calcolo delle probabilità che lo porteranno in molteplici direzioni di ricerca, non ultima quella dettata dall’interesse per il gioco d’azzardo da lui coltivato. Il 23 novembre 1654 il filosofo, in seguito ad una nuova crisi mistica, decide di seguire la sua vocazione religiosa ed entrare a far parte dei “solitari” di Port-Royal, gruppo di gentiluomini laici che avevano scelto di vivere nei pressi del monastero dedicandosi alla meditazione e allo studio. Il monastero cistercense di Port-Ryal fondato nel 1204 e dove tra l’altro aveva preso i voti nel 1652 la sorella dello scienziato Jacqueline, era famoso per la celebre scuola di logica, cui Pascal aderirà, e per le idee gianseniste introdottevi da Antoine Arnauld nel 1641. A questi anni, tra il 1656 e il 1658, risalgono le Provinciali, celebri lettere che riguardano la disputa aperta dalla Facoltà teologica di Parigi sulla condanna del giansenismo da parte della Chiesa.


Lo scopo dichiarato di questi scritti è quello di difendere il monastero dalle accuse degli antigiansenisti e di tentare di mettere in ridicolo la morale dei Gesuiti, criticandone i presupposti filosofici – teologici. Il 6 settembre 1657 le Provinciali sono messe all’indice. Mentre pubblica le Lettere si dedica al problema della “cicloide”, ne trova la soluzione e la espone, nel 1658, nel Trattato generale sulla cicloide. Contemporaneamente inizia a lavorare ad una Apologia del Cristianesimo, che avrebbe dovuto essere la sua opera principale; non arriva però a portare a termine questo lavoro: la sua salute, malferma e cagionevole dai tempi dell’infanzia, era diventata sempre più fragile. I frammenti dell’opera apologetica sono stati raccolti, ordinati e pubblicati nel 1669 con il titolo Pensieri. Muore di tumore il 19 agosto 1662, a soli 39 anni.

L’opera pascaliana Pensieri è incompleta sia perché la morte lo sorprende prima, ma soprattutto perché il filosofo aveva l’abitudine di elaborare e revisionare le frasi e i vari capitoli tenendo tutto a mente e di scriverli su carta solo quando era convinto della loro forma definitiva. Voleva essere un’apologetica del cristianesimo rivolta contro gli atei e i libertini1 , analizzando la condizione umana e il bisogno che l’uomo ha di Dio. Non vogliamo il Dio dei filosofi, ma un Dio di amore e di pace che riempie i cuori di coloro che possiede. Con queste parole rimarcava la differenza fra un Dio che è pensato come architetto dell’universo, ente meccanico, e non, anche, come essere libero che opera nella storia per amore.

E’ proprio nei Pensieri che compare la famosa tesi della “scommessa” circa la fede. In sintesi, Pascal sostiene che, a fronte del “silenzio di Dio”, del “vuoto” che ci circonda, la ricerca del Dio nascosto diventa un affare di cuore, in appello alle regioni più segrete dell’animo umano. Pascal nutre sfiducia nei metodi dimostrativi nel campo della fede religiosa ed è anzi persuaso che Dio non sia tanto oggetto di convinzione razionale, quanto piuttosto di un sentimento irrazionale.


In questo quadro, un’altra distinzione fondamentale introdotta da Pascal, distinzione di sapore squisitamente letterario, è quella fra l’esprit de géometrie e l’esprit de finesse, ossia fra “spirito di geometria” e “spirito di finezza”. Il primo, in sostanza, procederebbe per deduzioni logiche e per ragionamenti stringenti, oppure per definizioni, e perviene a risultati tangibili e comprovabili, ma distanti dallo spirito comune, dato che per afferrarli ci vuole conoscenza, studio ed esercitazione. Viceversa, lo “spirito di finezza” tiene in considerazione un gran numero di principi, alcuni dei quali veramente sottili ed indecifrabili, al punto che è inevitabile che sia indeterminato e vago. Esso dunque appartiene ad una sfera che si riferisce al sentimento, al gusto estetico e persino alla vita morale. Non però alla scienza, che ha bisogno di “applicazioni” più rigorose.

Il senso della celebre frase pascaliana “il cuore conosce cose che la ragione non conosce” è tutto giocato nell’intervallo che passa fra queste due distinzioni. Insomma, nella vita alle volte capiamo le cose solo attraverso l’esprit de finesse, attraverso la “sapienza del cuore”, cose che la ragione è impossibilitata a comprendere, se non a cogliere. L’analisi dell’interiorità, oggetto dei Pensieri, conduce il filosofo al sentimento del divino attraverso la classica dialettica agostiniana tra finitezza dell’uomo e infinità del Creatore, ma con qualche differenza. Pascal, infatti, riguarda la creatura umana non ponendola al medesimo livello dell’intero mondo finito, pur riconoscendogli l’immortalità dell’anima, ma come il reale criterio di misura dell’intero universo. La finitezza della natura umana pone l’uomo come limite fra l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo, e questo limite non è puramente materiale, perché In questa particolare trasformazione dell’esperienza cristiana, il vero rapporto privilegiato fra l’uomo e Dio si realizza unicamente a livello del dotto, inteso come colui in cui meglio si evidenzia la natura dell’uomo come sostanza pensante, per definizione ed essenza. In tal modo, la riscoperta di Dio corre in parallelo con l’esaltazione del savant e il Cristianesimo stesso appare come la religione dei dotti, così come Dio diviene oggetto di una scoperta del pensiero piuttosto che di una fede acriticamente accolta dalla tradizione.

l’uomo non è che una canna, la più debole della natura, ma una canna che pensa. Tutta la nostra dignità consiste dunque nel pensiero.

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