AURELIO AGOSTINO – 354-430

AURELIO AGOSTINO – 354-430

AURELIO AGOSTINO – 354-430

Vita Agostino nacque nel 354 da Patrizio, un consigliere municipale e modesto proprietario di Tagaste nella Numidia, e dalla cristiana Monica. Studiò a Tagaste, a Madaura e a Cartagine, per poi insegnare grammatica a Tagaste (374) e retorica a Cartagine (375-383), a Roma (384), a Milano (autunno 384-estate 386): qui come professore ufficiale.

Educato cristianamente dalla madre Monica, a 19 anni, abbandonò la fede cattolica, con una lunga e tormentata evoluzione interiore (373-386) cominciata con la lettura dell’Ortensio di Cicerone (un’esortazione alla filosofia) che lo entusiasmò per la sapienza, ma ne tinse i pensieri di tendenze razionaliste e naturaliste. Poco dopo, letta senza frutto la Scrittura, si rivolse al Manicheismo, che escludeva la fede e sembrava porre la soluzione radicale del problema del male. Accortosi a poco a poco, attraverso lo studio delle arti liberali, particolarmente della filosofia, dell’inconsistenza della religione di Mani – la controprova gliela diede il vescovo manicheo Fausto – non pensò di tornare alla Chiesa cattolica, ma assunse una posizione scettica.

Il cammino di ritorno cominciò a Milano, con la predicazione di Ambrogio che dissipava le difficoltà manichee e offriva la chiave per interpretare l’Antico Testamento: il vescovo di Milano instillò in Agostino una riflessione personale sulla necessità della fede per giungere alla sapienza.

Ulteriore stimolo alla conversione gli fu offerto, paradossalmente, dal neoplatonismo, che lo aiutò a risolvere i due gravi problemi del materialismo e del male: il primo imparò a superarlo scoprendo nel suo mondo interiore, seguendo appunto il consiglio dei platonici (Conf. 7, 10, 16), la luce della verità; il secondo intuendo la nozione del male come difetto o privazione di bene.

Ma a questo punto rimaneva il problema della rinuncia alla carriera e al matrimonio. La prima rinuncia, anche se la carriera si annunciava brillante (era vicina la presidenza d’un tribunale o d’una provincia), non gli costava molto; molto invece gli costava la seconda: a 17 anni, per restare in sintonia con la buona società (Solil. 1, 11, 19), s’era unito con una donna, da cui aveva avuto un figlio (morto tra il 389 e il 391), e a cui era restato sempre fedele (Conf. 4, 2, 2). Dopo lunghe esitazioni (Conf. 6, 11, 18-16, 26) e drammatici contrasti, la scelta fu fatta: era l’anno 386.

Presa la decisione di rinunciare all’insegnamento e al matrimonio, verso la fine di ottobre si ritirò a Cassiciaco (probabilmente l’odierna Cassago nella Brianza) per prepararsi al battesimo; ai primi di marzo tornò a Milano, s’iscrisse tra i catecumeni, seguì la catechesi di Ambrogio e fu da lui battezzato, insieme all’amico Alipio e al figlio Adeodato, nella notte tra il 24 e il 25 aprile, vigilia di Pasqua. Dopo il battesimo, la piccola comitiva decise di tornare in Africa per vivere insieme nel servizio di Dio. Prima della fine di agosto lasciò Milano e giunse a Ostia dove la madre, Monica, si ammalò improvvisamente e morì. Fermatosi a Roma fino al 388, Agostino si ritirò a Tagaste, dove con gli amici mise in opera il suo programma di vita ascetica.

Nel 391 andò a Ippona per cercare un luogo dove fondare un monastero, ma vi fu ordinato, quasi a viva forza, sacerdote, ottenendo dal vescovo di fondare, secondo il suo piano, un monastero. La consacrazione episcopale intervenne nel 395 o, secondo altri, nel 396, svolgendo un’attività prodigiosa che non si arrestò se non il 28 agosto del 430, quando morì in Ippona assediata dai Vandali.

Opere

La mutiforma attività agostiniana ha dell’incredibile: scrisse circa 99 opere, per un totale di 248 libri, di cui lui stesso diede un resoconto e di cui resta un Indice curato dal suo biografo Possidio.

1. Opere autobiografiche

Sono due opere tra le più originali ed importanti: le Confessioni e le Ritrattazioni (un riesame del contenuto delle sue opere, scritto in tarda età).

Le Confessioni sono un’opera autobiografica, ma anche un’opera di filosofia, di teologia, di mistica e di poesia; la più letta, oggi, tra le opere agostiniane e la più studiata. Oggetto di studio sono in particolare, l’origine, la data, la divisione, l’unità, il valore storico. Su quest’ultimo punto si è accesa da un secolo una vivace discussione che può dirsi ormai chiusa a favore dell’attendibilità storica, e perciò dell’evoluzione interiore di Agostino quale le Confessioni ce la descrivono. Sono divise in due parti: la prima (I-IX) narra quale Agostino sia stato fino alla conversione e alla morte della madre; la seconda (X-XIII), aggiunta più tardi (Conf. 10, 3, 4), narra quale sia mentre scrive (Conf. 10, 4, 6). L’unità va ricercata nella nozione di lode a Dio “per i beni e per i mali” (Retract. 2, 6), comune a tutta l’opera (confessio = lode), e nel carattere autobiografico anche della seconda parte. Furono cominciate dopo il 4 aprile del 397 (morte di Ambrogio) e terminate verso il 400.

2. Opere filosofiche

Sono i Dialoghi (386-391), scritti a Cassiciaco, a Milano, a Roma, a Tagaste. Trattano i grandi problemi della filosofia: la certezza, la beatitudine, l’ordine, l’immortalità e la grandezza dell’anima, l’esistenza di Dio, la libertà dell’uomo, la ragione del male, il maestro interiore.

3. Opere apologetiche

De civitate Dei. Altro capolavoro di Agostino, forse il maggiore; sintesi del suo pensiero filosofico, teologico e politico; tra le opere più significative della letteratura cristiana e universale. Lo stesso autore la chiama “opera grande e ardua”, “opera gigantesca”. Vi lavorò attorno dal 413 al 426, ma l’opera corrisponde ad un disegno unitario iniziale (De civ. Dei 1, 35-36). Ne furono occasione le accuse dei pagani contro il cristianesimo rinnovatesi più acerbamente dopo il sacco di Roma del 410.

È divisa in due parti: la prima (libri 1-10) è destinata a confutare il paganesimo, la seconda (libri 11-22) ad esporre e difendere la dottrina cristiana. La prima parte è divisa in due sezioni, delle quali la prima (libri 1-5) mostra l’impotenza sociale, la seconda (libri 6-10) l’impotenza spirituale del paganesimo. La seconda parte è divisa in tre sezioni di quattro libri ciascuna che espongono rispettivamente l’origine, il corso, i destini delle due città, di Dio e del mondo. L’idea centrale è quella della provvidenza divina che illumina e guida la storia dell’umanità, divisa in due città fondate su due amori, di sé e di Dio. Il dramma della storia comprende cinque atti: la creazione, il peccato degli angeli e dell’uomo, la preparazione della venuta del Cristo, l’Incarnazione e la chiesa, la sorte finale. In ognuno di questi atti Agostino affronta e risolve alla luce della ragione e della fede – perciò filosofia e teologia insieme – i grandi problemi della storia, quelli delle origini, della presenza del male, della lotta tra il bene e il male, della vittoria del bene sul male, degli eterni destini.

4. Opere dogmatiche
Tra le numerose opere di teologia spiccano:

De fide et operibus liber, del 413. Vi dimostra che non basta la fede, occorrono le opere: a questo principio dev’essere informata la catechesi.

De Trinitate. L’opera dogmatica principale, in 15 libri. L’opera fu compiuta in due tempi: i primi dodici libri tra il 399-412, i restanti e la redazione finale verso il 420. Il contenuto è il seguente: libri 1-4, teologia biblica della Trinità; 5-7, la teologia speculativa e la difesa del dogma; 8, introduzione alla cognizione mistica di Dio; 9-14 ricerca dell’immagine della Trinità nell’uomo; 15 riassunto e completamento dell’opera.

4. Opere esegetiche

– Generali

De doctrina christiana: in 4 libri, offre una dottrina dell’interpretazione delle scritture (ll. 2 e 3), con principi ed esempi dell’oratoria sacra (l. 4).

– Specifiche sull’Antico Testamento e sul Nuovo Testamento

Agostino commentò soprattutto la Genesi, in senso allegorico e in senso letterale. Le opere sul Nuovo Testamento mostrano non meno di quelle del Vecchio i laboriosi progressi di Agostino nella conoscenza della Scrittura. Tra le opere più importanti abbiamo Commento a S. Giovanni, Esposizione sui Salmi, Omelie.

5. Opere polemiche

– Contro i Manichei: Vengono trattati temi di metafisica (immutabilità di Dio, creazione, il male) di apologetica (credibilità della fede) e di Scrittura (armonia tra l’Antico e il Nuovo Testamento).

– Contro i Donatisti: La lunga e laboriosa polemica contro i donatisti, sostenitori di una separazione dalla Chiesa cattolica, impose ad Agostino una serie numerosa di opere nelle quali approfondì la teologia sulla Chiesa e sui sacramenti.

– Contro i pelagiani: Agostino si scagliò numerose volte contro i pelagiani, approfondendo la teologia della redenzione, del peccato e della grazia, dell’indagine e dell’esposizione teologica positiva e chiarendo il mistero della predestinazione e della grazia.

– Contro l’arianesimo

– Contro le eresie in genere

6. Epistolario

Segno ed espressione dell’influente personalità dell’autore e del suo zelo apostolico, l’epistolario agostiniano (221 lettere) è un importante documento storico, filosofico, ma anche letterario e autobiografico. Le lettere sono molte e spesso lunghe come trattati; costituiscono un commento prezioso delle opere in libri e un aiuto talora insostituibile per capire le questioni e le controversie di quel momento inquieto e decisivo, particolarmente per quella donatista e quella pelagiana.

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