APPUNTI PRIMA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE

APPUNTI PRIMA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE

APPUNTI PRIMA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE


1. UN PROCESSO DI RADICALE TRASFORMAZIONE

Tra il 1770 e il 1780 un insieme di innovazioni economiche e sociali mutarono la vita dell’uomo come non accadeva da quando si era trasformato da agricolture ad allevatore (Neolitico, 8000 a.C. circa).

La prima rivoluzione industriale segnò l’affermarsi dell’industria sull’agricoltura come principale fonte di reddito e portò con sé la crescita delle città e l’incremento demografico.

Gli elementi che caratterizzarono origine e sviluppo di tale fenomeno furono essenzialmente cinque:

l’attività agricola era l’attività agricola più importante, impegnava la maggior parte della popolazione e forniva i mezzi di sostentamento (esiti della rivoluzione agricola partita nell’anno Mille e definitiva scomparsa degli open-field a favore dei campi recintati);

l’uso di tecniche consolidate, ma poco produttive stimolò l’innovazione;

l’accumulo di capitali, permesso dalle innovazioni, favorì nuove forme di investimento;

in un secolo (più o meno tra il 1770 e il 1870) l’industria si sostituì all’agricoltura come principale fonte di reddito;

la popolazione complessiva raddoppiò con un cambio sostanziale di prospettiva: da contadini ad operai (anche nelle campagne).

Il fenomeno si diffuse velocemente nell’Europa continentale e in nord America, ma nacque in INGHILTERRA per una serie di motivazioni tra cui le principali sono le innovazioni politiche (gloriosa rivoluzione, monarchia parlamentare) ed economiche:

la libera circolazione delle merci era consentita e agevolata da un’efficiente rete di trasporti (soprattutto fluviali, grazie alla costruzione di una fitta rete di navigli);

le colonie costituivano un grande mercato per la vendita dei prodotti;

la specializzazione delle produzioni agricole implicò la liberazione di capitali e di forza lavoro eccedenti (recinzioni contadini si trasferiscono in città operai a basso costo);

l’isola era ricca di materie prime necessarie all’industria nascente (CARBONE, FERRO);

gli scienziati inglesi dimostrarono grande capacità di innovazione tecnico-scientifica.

Successivamente all’Inghilterra, la rivoluzione decollò in Belgio, poi in Svizzera. In Francia lo sviluppo fu graduale (l’industria affianca l’agricoltura). In Germania, dove la rivoluzione iniziò nel 1850, furono le “banche d’affari” a fornire i mezzi finanziari di partenza, concedendo prestiti a medio e lungo termine agli industriali.

Nello stesso periodo la rivoluzione decollò negli Stati Uniti e, solo successivamente, in Giappone, Russia e Italia.

2. UNA RIVOLUZIONE DIVERSI PERIODI

La prima rivoluzione conobbe diversi momenti che possono essere considerati successivi, nonostante non siano ben distinti cronologicamente e, possano, in alcuni periodi, sovrapporsi :

completamento della rivoluzione agricola del Mille (causa della rivol. industr,);

espansione del settore tessile e, in particolare dell’industria cotoniera e dalla conseguente scomparsa dell’industria a domicilio (1770 – 1830 circa)

espansione del settore siderurgico e parallelamente

rivoluzione dei trasporti (dal 1830 in poi)

nuova rivoluzione agricola (dal 1800 al 1850 circa) VEDERE PARAGRAFO 6

Lo sviluppo industriale manifestò, fin dalle origini, un andamento caratterizzato dalla ciclicità, ovvero da un continuo alternarsi di fasi di ESPANSIONE e di STAGNAZIONE economica.

3. SCIENZA E TECNICA INNOVAZIONI

La rivoluzione fu resa possibile dall’innovazione tecnologica: l’uso di MACCHINE aumentò la produttività del lavoro umano e determinò una reazione a catena di sviluppo a partire dal settore tessile.

Le rivoluzioni industriali furono tre ed ognuna fu caratterizzata da particolari innovazioni:

la prima da CARBONE e MACCHINA A VAPORE (1770-1870);

la seconda da ELETTRICITÀ, PETROLIO e MOTORE A SCOPPIO (1870-1945);

la terza da ENERGIA ATOMICA, ASTRONAUTICA e INFORMATICA (dal 1945 in poi)

Il primo settore a essere trasformato abbiamo detto che fu quello tessile. La spoletta volante (Jhon Kay, 1733) e i filatoi idraulici aumentarono enormemente la produttività dei telai. La necessità di sfruttare i corsi d’acqua (i filatoi erano azionati da ruote idrauliche) fece sì che la produzione si concentrasse nelle FABBRICHE (OPIFICI) e non avvenisse più a domicilio.

Le prime invenzioni furono prodotte da artigiani geniali, ma privi di istruzione scientifica. A un certo punto, però, l’innovazione non poté più prescindere dalle conoscenze scientifiche:

per operazioni come la tintura dei tessuti e il candeggio venne in aiuto la chimica, che si sviluppò enormemente;

dallo studio sull’utilizzo del carbone come fonte di energia nacque la MACCHINA A VAPORE (James Watt, 1775-1788), il cui uso determinò grandissimi vantaggi nella produzione e infinite possibilità d’utilizzo; dal 1785 essa si diffuse in svariati campi:

– ATTIVITÀ MINERARIE: immissione di aria nei pozzi, prosciugazione dell’acqua, trasporti …

– AGRICOLTURA: canalizzazione, disinfestazione del suolo, macchine agricole…

– TRASPORTI: treno, battello a vapore…

– INDUSTRIA: fabbriche in città (anche lontane dall’acqua)

L’invenzione della macchina a vapore segnò l’inizio della civiltà industriale.

La rivoluzione determinò un enorme cambiamento anche nel rapporto uomo-ambiente: spostamenti demografici, danni ambientali, inquinamento (acque/aria)….

4. IL PROBLEMA DEGLI INVESTIMENTI E IL RUOLO DEGLI IMPRENDITORI

In Inghilterra i finanziamenti all’industria provennero, in ordine di tempo:

da capitali provenienti dall’agricoltura;

dal reinvestimento dei profitti;

dalla nascita delle Società per Azioni e della Borsa

dalle banche e dallo Stato (quando l’avvento di ferrovia e siderurgia richiese grandi capitali).

Negli altri Paesi, per accelerare lo sviluppo industriale, fin dall’inizio vi fu un massiccio intervento di capitali privati e pubblici.

Fondamentale per la rivoluzione industriale fu la diffusione dello spirito imprenditoriale, caratterizzato da propensione al rischio e da capacità creative e organizzative. Le sue origini sono dibattute:

secondo lo storico Max Weber esso deriva dalla mentalità protestante calvinista, che intende il successo (anche

economico) individuale come segno della benevolenza divina (l’imprenditore non spreca, reinveste);

altri hanno sottolineato fattori diversi, come il ruolo dell’istruzione (scuole tecniche) o quello della cultura

dell’intrapresa formatasi attraverso secoli di impegno nelle attività commerciali o la rivalsa delle minoranze.

A prescindere dalle letture la rivoluzione determinò il passaggio da ceto a classe e la nascita della borghesia.

LA CITTÀ, LA QUESTIONE SOCIALE E LA CONDIZIONE OPERAIA

La collocazione delle fabbriche nelle città provocò un enorme e rapido incremento delle popolazione urbana. In cinquant’anni la popolazione di Londra raddoppiò. In poco tempo vennero costruiti interi quartieri per i lavoratori, che vivevano in condizioni drammatiche, stipati in ambienti malsani. I più importanti politici e teorici si occuparono di tale problema, che fu definito QUESTIONE SOCIALE o QUESTIONE OPERAIA. Con la rivoluzione la situazione operaia (PROLETARIATO) peggiorò tantissimo sia in fabbrica sia fuori dalla fabbrica:

in fabbrica: 16/18 ore di lavoro al giorno anche per donne e bambini (impiegati a partire dai 6/8 anni) con pochissime pause (mezz’ora per il pranzo e un’ora per la cena), ambienti malsani, mancanza di spazi, nessuna tutela, minacce continue di licenziamento, nessuna protezione (gli incidenti erano numerosissimi e l’operaio veniva immediatamente licenziato e sostituito), rigida disciplina (vietato parlare, cantare, mangiare, lasciare il proprio posto…).

fuori dalla fabbrica: quartieri sovraffollati, altissimo inquinamento (nubi di smog e sostanze tossiche prodotte dalle fabbriche), nessun impianto igienico nelle abitazioni (servizi igienici in comune, fogne a cielo aperto), cattivi odori, alta concentrazione di case e di altri tipi di strutture che rendeva l’ambiente particolarmente buio e umido, numero di persone che vivevano in ciascuna abitazione ben superiore a ciò che oggi è considerato accettabile, intossicazioni e le epidemie all’ordine del giorno. Malattie sociali quali l’alcolismo.

Nettamente in contrasto con la situazione del proletariato era quella della ricca borghesia che abitava quartieri eleganti e splendide residenze.

Le drammatiche condizioni dei lavoratori nelle fabbriche e lo sfruttamento di manodopera femminile e minorile, perché meno costosa e più docile, soprattutto nell’industria tessile determinarono l’inizio delle azioni di protesta da parte degli operai:

all’inizio dell’Ottocento si diffuse il LUDDISMO (da Ned Ludd, leggendario capo rivolta, che nel 1799 distrusse il suo telaio). Esso rappresentò una forma di lotta primitiva: il movimento esprimeva il proprio malcontento con la distruzione delle macchine, ritenute responsabili dei salari troppo bassi e della perdita di lavoro. Esso era costituito, infatti, da operai specializzati che proprio a causa dell’introduzione delle innovazioni tecniche perdevano il posto.

Negli anni Venti e Trenta del XIX secolo sorsero le prime ORGANIZZAZIONI SINDACALI.

Il governo britannico non tollerò le proteste ed intervenne nel timore che si sviluppassero movimenti ispirati alla Rivoluzione francese; il Parlamento votò le COMBINATION ACTS (1799-1800) leggi contro le associazioni operaie. Con esse fu reso illegale il sindacato: condannavano a 3 mesi di prigione o a 2 mesi di lavoro duro ogni lavoratore che si associava ad altri per ottenere un aumento di paga o una diminuzione di orario, o che incitava ad abbandonare il lavoro, o che si opponeva a lavorare con qualsiasi altro lavoratore. Le leggi furono abrogate nel 1824.

Nonostante le difficoltà, la repressione e i fallimenti iniziali, nel giro di alcuni decenni, le condizioni degli operai iniziarono a migliorare.

6. LA RIVOLUZIONE AGRICOLA

Tra il 1800 e il 1850 anche la produzione agricola crebbe molto grazie a tre fattori:

l’acquisto da parte dei contadini, liberati dai vincoli feudali, delle terre, con il conseguente aumento delle terre coltivate;

l’affermazione di nuove tecniche di coltura e di allevamento che consentirono una maggiore e più razionale produzione: da rotazione triennale a rotazione quadriennale (grano, patate, piselli-orzo, trifoglio per gli animali) essa favorì la fertilità del terreno, evitando che perdesse le sostanze nutritive; uso di concimi chimici …

l’uso di macchine agricole.

Con la rivoluzione agricola l’immobilità delle campagne venne sconvolta: diminuirono gli addetti all’agricoltura, si diffuse la commercializzazione dei prodotti e la borghesia intervenne in modo imprenditoriale nelle campagne, ricavando profitti impiegabili anche in altri settori.

LA RIVOLUZIONE DEMOGRAFICA

La rivoluzione industriale determinò il tramonto del regime demografico dell’ancien régime.

Dalla metà del Settecento vi fu uno straordinario incremento demografico: in un secolo la popolazione europea raddoppiò. Ciò fu dovuto sia alla diminuzione del tasso di mortalità (determinato dai progressi della medicina e dell’igiene) che al prolungamento della vita media.

La crescita non fu omogenea:

– in Inghilterra ci fu anche un aumento delle nascite;

– in Francia vi fu una crescita lenta e costante;

– negli Stati Uniti l’incremento demografico fu dovuto per lo più all’immigrazione.

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