Achille dopo l’Iliade

Achille dopo l’Iliade

Achille dopo l’Iliade

Gli eventi successivi a quelli narrati dall’Iliade erano argomento di altri poemi epici, inclusi nel cosiddetto Ciclo: l’Etiopide (databile, con molta incertezza, al VII a.C., e attribuita al rapsodo Arctino di Mileto) doveva avere il suo nucleo narrativo nella sfida fra Achille e l’amazzone Pentesilèa, accorsa in aiuto di Priamo dopo la morte di Ettore; la guerriera veniva uccisa in duello da Achille, non senza però che l’eroe provasse per la nemica rispetto e ammirazione prossimi all’amore; il cadavere di Pentesilea veniva restituito a Priamo da Achille, che proprio perciò si trovava accusato pubblicamente da Tersite di intelligenza con i Troiani; a tale accusa l’eroe reagiva uccidendo lo stesso Tersite e trovandosi perciò in aspro contrasto con Diomede, cugino di Tersite, riconosciuto (accanto ad Aiace Telamonio) come il guerriero piú forte dell’esercito acheo dopo Achille stesso. Tale vicenda può essere considerata l’archetipo delle situazioni-tipo del romanzo cavalleresco, che vedono opposti, su fronti nemici, un uomo e una donna legati tuttavia da un segreto sentimento amoroso (si pensi all’Ariosto o al Tasso; al mito attinse Kleist per la sua Pentesilea, 1808).


 

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Di tradizione postomerica è anche la storia dell’innamoramento di Achille per Políssena, figlia di Priamo ed Ecuba; proprio l’amore per la ragazza cagionò la morte dell’eroe, che recandosi senz’armi al tempio di Apollo Timbreo, dove avrebbe dovuto incontrare Polissena, fu ucciso a tradimento da Paride, che con una freccia centrò il guerriero nell’unico punto vulnerabile del suo corpo, il tallone (autore dell’omicidio fu invece Apollo, secondo la tradizione raccolta da Pindaro, Peana 6).

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